Oggi, tanto per dimostrarci qualcosa di nuovo, il campione della Sky ha deciso di correre senza treno, prendeno la ruota giusta, quella di Greipel, saltandolo agli ultimi 150 metri come lanciato da una molla, andandosi a prendere il meritato successo.
martedì 3 luglio 2012
Tour de France 2012, Cavendish domina la volata, sua la 2° tappa
Oggi, tanto per dimostrarci qualcosa di nuovo, il campione della Sky ha deciso di correre senza treno, prendeno la ruota giusta, quella di Greipel, saltandolo agli ultimi 150 metri come lanciato da una molla, andandosi a prendere il meritato successo.
sabato 30 giugno 2012
Tour de France 2012. Presentazione Squadre: Team Sky
- Edvald Boasson Hagen (Norvegia) 1987
- Mark Cavendish (Gran Bretagna) 1985
- Bernhard Eisel (Austria) 1981
- Chris Froome (Gran Bretagna) 1985
- Christian Knees (Germania) 1981
- Richie Porte (Australia) 1985
- Michael Rogers (Australia) 1979
- Kanstantsin Siutsou (Bielorussia) 1982
- Bradley Wiggins (Gran Bretagna) 1980
venerdì 15 giugno 2012
Ster ZLM Tour, Kittel vince la sfida tra velocisti, 2° Renshaw 3° Cavendish
martedì 29 maggio 2012
Giro d'Italia 2012, l'analisi di Parliamo di Ciclismo. Duggan nuovo campione nazionale USA
Il Giro d’Italia 2012 è giunto al termine. Sono già passati quasi 2 giorni dalla premiazione in Piazza Duomo ma le sensazioni, le emozioni e le imprese dei corridori restano ancora sulla nostra pelle. Ho preferito lasciar passare un po’ di tempo prima di scrivere di questo Giro perché a caldo l’influenza di un cambio di maglia proprio all’ultima tappa poteva condizionarmi.
Vado un po’ contro alle tante opinioni lette e sentite in questi giorni: a me, questo Giro, è piaciuto. Non è stato il più bello degli ultimi anni, questo è sicuro, però le sorprese e le imprese non sono mancate, come è sempre stato e sempre sarà nel futuro di questa splendida corsa.
Il tracciato è stato disegnato molto bene, tante tappe per i velocisti, qualcuna che poteva servire da trampolino ai corridori più coraggiosi e tante salite, tutte decisive, con tanti arrivi in salita (ricordo ancora l’aborto del Tour con l’ultima salita a decine di chilometri dal traguardo). Un mix perfetto per una corsa esplosiva eppure qualcosa è andato storto, ma che cosa?
Se in 21 tappe le uniche vittorie di campioni di prima grandezza sono quelle di Cavendish, con i bravissimi Joaquin Rodriguez e Goss (ma non li definirei fenomeni) a ruota, forse qualcosa che non è andato per il verso giusto c’è. Sono mancati i grandi campioni.
Basso, Scarponi, Pozzato, Ballan, Frank Schleck, non erano tantissimi alla partenza, è vero, però hanno toppato tutti. Al loro posto, abbiamo potuto godere delle imprese di (speriamo) futuri campioni come Rabottini, Guardini, Izagirre, De Gendt e molti altri che si sono messi in luce seppur senza vincere.
Lo Star Power serve eccome a una corsa per renderla prestigiosa e spettacolare, è verissimo, però il ciclismo sta cambiando molto velocemente, chi prima era un fenomeno si ritrova l’anno dopo come uno dei tanti mentre ci sono giovani di 20-22 anni che stravincono in lungo e in largo (qualcuno ha detto Sagan?). Il ciclismo è cambiato, bisogna accettarlo e saperlo gustare per quello che è, un grandissimo spettacolo tra atleti che danno il loro meglio, sempre.
La vittoria di Ryder Hesjedal va letta in quest’ottica: il canadese non è un fenomeno, non è mai stato neanche un vincente avendo conquistato pochissime vittorie in carriera (rimanendo a 0 anche al Giro), eppure si è ritrovato al posto giusto nel momento giusto, trovando avversari poco coraggiosi o senza energie proprio mentre stava passando uno dei momenti di forma migliori della sua carriera. Non ha rubato niente il corridore della Garmin Barracuda, anzi, è stato il migliore su tutti i terreni, andando come un treno a cronometro e cercando di vincere anche in salita, quando poteva stare comodamente a ruota degli altri. Una vittoria meritata, per il proprio coraggio e quello della squadra, eccezionale sia nella cronosquadre che nelle tappe di montagna, con un Vandevelde molto solido e il giovane Stetina a scuola di vittorie nei Grandi Giri. Forse è dispiaciuto un po’ anche a lui togliere il successo a Joaquin Rodriguez: lo spagnolo della Katusha ha cercato di dare spettacolo sin dalle prime tappe, ottenendo 2 vittorie parziali. Si è inventato uomo di classifica anche se rimane uno scattista, visto che ha sofferto le salite lunghe ed è riuscito a far male soltanto negli ultimi 2 chilometri delle tappe di montagna. La sua vittoria al Giro avrebbe ancor di più sottolineato la mancanza di campioni in forma per la vittoria finale.
La grande sorpresa della corsa è stata senza dubbio il podio di Thomas De Gendt. Il belga della Vacansoleil, nella penuria di azioni convinte e decisive di questo Giro, ha fatto la cosa più semplice di tutte: ha attaccato nel finale del Mortirolo, è stato aiutato da un compagno fino agli inizi dello Stelvio, poi ha proseguito da solo dando tutto. Con una sola azione, è arrivato 3°. Ha sfruttato anche il fatto di non essere marcato (errore di valutazione degli altri), ora dovrà provare a confermarsi nelle prossime gare a tappe, perché il talento c’è.
E passiamo alle due grandi delusioni della corsa rosa, i due che dovevano spartirsi tutte le tappe di montagna e il 1° e il 2° posto sul podio a Milano: Michele Scarponi e Ivan Basso.
Scarponi aveva una squadra con due stelline al suo fianco come Ulissi e Cunego (oltre al solido Niemec) eppure nessuno dei 3 ha aiutato il capitano in montagna, con Cunego sempre lanciato in fuga per cercare la vittoria parziale o (forse) di vincere lui il Giro. Nella settimana finale non mi è sembrato molto brillante, ha provato un attacco solo nel finale dello Stelvio quando ormai i giochi erano fatti. Ai miei occhi sembra sempre un capolavoro incompiuto, un uomo che ti può assicurare il risultato ma che non ha quello spunto che gli consenta di vincere.
Basso ha deluso molto. A parole sembrava dover spaccare il mondo ma ormai è un corridore in involuzione, non ha un cambio di passo che gli consente di staccare gli avversari, avrebbe bisogno di tante salite e di essere in forma eccezionale per vincere ma probabilmente troverebbe qualcuno più giovane e forte di lui. Ha avuto dalla sua parte una squadra incredibile che ha tirato per tutto il Giro, con una menzione speciale per i 3 alfieri italiani, Capecchi, Caruso e Agnoli. Ora si concentrerà sul Tour dove andrà ad aiutare Nibali, poi ha promesso di riprovarci per almeno un paio d’anni. Può diventare fondamentale per i giovani che adesso sono suoi gregari, aiutandoli a diventare uomini in grado di fare alta classifica.
Il Team Sky ha piazzato al 7° e al 9° posto due giovani virgulti colombiani, Uran ed Henao. Purtroppo, hanno deciso di copiare gli altri standosene a ruota senza attaccare mai ma in salita possono diventare devastanti unendo una discreta capacità a cronometro che può renderli uomini non solo da montagna ma anche da classifica generale.
8° posto per Domenico Pozzovivo, al suo risultato migliore al Giro. Sembra un po’ tardi per vederlo sbocciare e l’opzione di cambiare squadra diventando uno dei tanti in una squadra come l’Astana potrebbe essere vantaggiosa per lui, dandogli la possibilità di correre a livelli più alti per tutto l’anno senza il peso della squadra sulle spalle. La Colnago ha dimostrato la sua propensione alla fuga mettendo in mostra talenti già noti come Pirazzi e nuove promesse come Brambilla che ha ottenuto un piazzamento nei 15 al suo primo Giro provando anche qualche attacco (seppur velleitario).
Non hanno convinto Nieve dell’Euskaltel e Gadret dell’AG2R che dovevano infiammare la corsa in salita e che non hanno ottenuto nessun risultato di spessore, a parte un 3° posto sullo Stelvio per Nieve a quasi 3 minuti da De Gendt. Per un Nieve che non ha convinto del tutto, l'Euskaltel ha trovato un Jon Izagirre Insausti in gran spolvero, vincitore di una tappa e talento sul quale investire molto, sia sulle corse di un giorno che sulle corse a tappe.
Scorrendo verso il basso la classifica si nota il 12° posto di Dario Cataldo, chiamato alla prova decisiva per il suo futuro da corridore di corse a tappe che, purtroppo, sembra fallita, visto che un piazzamento del genere non è incoraggiante. 15° è Kreuziger, il grande sconfitto del Giro perché aveva una grande squadra al suo fianco (Tiralongo ha sognato per qualche tappa il podio, poi si è ricordato di essere un gregario, ma ha comunque vinto una bellissima tappa) e ambizioni da vittoria. Il ceco è ancora giovane ma deve capire come mai ha queste battute a vuoto e se sono superabili. Il fisico c'è, la classe anche, la volontà soprattutto visto che la tappa alpina dopo la cotta Kreuziger l'ha vinta, deve trovare continuità.
In ambito volate, gli unici considerabili promossi sono il campione del mondo Mark Cavendish, semplicemente imbattibile (o quasi), Matthew Goss che ha raggiunto l'obiettivo minimo di una tappa vinta, Andrea Guardini e Roberto Ferrari, eccezionali nel vincere volate battendo il più velocista più forte del mondo e Ventoso, velocista perfetto per finali nervosi. Un commento in più per Guardini che ha dimostrato di avere uno spunto veloce impareggiabile, deve soltanto migliorare la tenuta in salita e la capacità di correre in gruppo nei finali, dopodiché sarà un'arma molto temibile per la sua squadra.
Delusione da parte di Farrar e Hushovd che confermano la loro involuzione nelle volate anche se ci provano sempre, soprattutto l'americano. Non pervenuto, se non per qualche caduta, il duo Rabobank Bos - Renshaw che doveva contrastare il dominio Sky ma che è rimasto schiacciato dal team britannico. Male Modolo e Belletti, soltanto ombre rispetto all'anno scorso, mai nelle prime posizioni, mai vicini a un piazzamento. Male anche Francesco Chicchi, chiamato a confermare i progressi della prima parte di stagione ma forse arrivato troppo scarico. Solo qualche piazzamento per lui, ci si aspettava molto di più. Ha deluso anche l'astro nascente Demare: il francesino è giustificato dall'età e al suo primo giro al primo anno da prof ci sta non capirci molto. Lo rivedremo tra qualche anno, sicuramente, tra i protagonisti assoluti.
Segnali positivi sono arrivati dai giovanissimi Giacomo Nizzolo ed Elia Favilli. Il secondo l'abbiamo già conosciuto nelle classiche del nord e si è riconfermato anche al Giro mentre il primo ha dimostrato grande caparbietà, buttandosi nelle volate e ottenendo buoni risultati nelle cronometro, dopotutto è stato il grande avversario di Guardini da Under.
E in questa carrellata di sensazioni e di giudizi come non citare chi ha reso interessante e vivace questa corsa partendo dalla maglia azzura, da Matteo Rabottini, corridore talmente tenace da non cedere dopo una lunghissima fuga al ritorno di un certo Rodriguez andando a vincere la tappa in volata. Il suo futuro è radioso e i margini di miglioramento sono notevoli. Come ogni anno, l'Androni si è lanciata spesso all'attacco con i suoi uomini, ottenendo il successo con Rubiano e sfiorandolo più volte con De Marchi, mentre Felline non è riuscito a mostrare in pieno il suo talento, penalizzato anche dall'andamento della corsa che non ha premiato chi aspettava gli ultimi chilometri per scattare nelle tappe mosse. Appena sono arrivate le salite, sono cambiati gli interpreti con Serpa, Sella e Jackson Rodriguez all'attacco insieme all'onnipresente De Marchi.
Tra gli altri, mi sono piaciuti molto Herrada e Intxausti della Movistar, corridori ancora molto giovani e con possibilità concrete di far classifica negli anni a venire, e il compagno Amador, attaccante nato con discrete doti sia in salita che nello spunto veloce, molto tifato sulle strade italiane dopo la vittoria a Cervinia.
Un plauso particolare ad Adriano Malori, unica maglia rosa italiana del Giro, a Manuele Boaro, che ha dimostrato di essere qualcosa di più che un cronoman puntando magari alle classiche, a Marco Pinotti, semplicemente straordinario nell'ultima cronometro dove è riuscito a battere corridori ben più giovani di lui, e a Taylor Phinney, talento e grinta da vendere, sfortunatissimo nelle prime tappe dopo aver vestito la maglia rosa ma esemplare nel concludere la corsa.
Frank Schleck, José Rujano, Filippo Pozzato, Alessandro Ballan, Giovanni Visconti e in parte Oscar Gatto: hanno corso il Giro? La delusione più grande arriva da Schleck, arrivato quasi per caso al Giro e uscito di scena per una non meglio specificata slogatura alla spalla. Il mio pensiero è che non avesse tanta voglia di correrlo questo Giro e al primo problema ha mollato, ricongiungendosi subito al fratellino per pianificare una nuova sconfitta al Tour de France. Rujano ha fatto imbestialire anche Gianni Savio per il suo scarso impegno. Ha provato un paio di scatti poco convinti finché si è ritirato per la febbre. Non una grave perdita. Pozzato, Ballan, Visconti e Gatto sono il simbolo di quello che non è successo nelle tappe un po' mosse. Hanno dimostrato ancora una volta di avere la sindrome del vorrei ma non posso, del mi manca sempre qualcosa per vincere. Hanno osato poco (Visconti e Gatto) o nulla (Pozzato e Ballan) e sono usciti dal Giro decisamente senza lode. Puntiamo su di voi per le corse di un giorno e infatti ne vinciamo poche, pochissime.
Tirando le somme, abbiamo visto un Giro combattuto, non dai protagonisti previsti ma da molti outsider. Lo spettacolo non è mancato e le sorprese (soprattutto) neanche. Per il Giro 2013, mi piacerebbe rivedere qualche campione in più alla partenza sperando che possano darsi battaglia lungo le strade d'Italia, inseguendo il sogno di una maglia rosa da vincere. L'ha detto oggi Cavendish in una dichiarazione, il Tour è a suo modo difficile ma il Giro è davvero tremendo.
RISULTATI DEL 28 MAGGIO
Campionato Nazionale In Linea - USA: Timothy Duggan è il nuovo campione nazionale in linea degli Stati Uniti. Il corridore della Liquigas, al primo successo in carriera, ha attaccato il gruppo dei migliori formatosi al termine della Paris Mountain e comprendente Van Garderen, Danielson, Ben Jacques-Maynes e il campione uscente Busche. Il gruppetto inseguitore non è riuscito a organizzare l'inseguimento ed è stato ripreso mentre Duggan si involava verso la vittoria. Alle spalle del corridore della Liquigas si sono piazzati Frank Pipp (Bissell Pro Cycling) e Kiel Reijnen (Team Type 1).
Tour de Gironde - Francia: Successo finale per l'olandese Nick Van der Lijke. Il corridore della Rabobank CT, in testa alla classifica sin dalla 1° tappa grazie a una fuga, ha vinto davanti al compagno di squadra Daan Oliver e al francese Fabien Fraissignes (GSC Blagnac). 4° posto per Reinardt Janse Van Rensburg (MTN), mattatore negli ultimi 2 mesi delle corse di secondo piano al Nord. L'ultima tappa è stata vinta in volata dall'olandese Geert Van der Weijst (Jo Piels) davanti a Silvan Dillier (EKZ) e Janse Van Rensburg (MTN).
venerdì 25 maggio 2012
Giro d'Italia 2012, Guardini batte Cavendish a Vedelago. Rogers 1° in Baviera
La tappa era congeniale per Guardini, una dolce picchiata verso Vedelago senza una sola difficoltà. Una fuga ha provato a rendere più movimentata la giornata ma il Team Sky ha chiuso su di loro prima del traguardo volante per permettere a Cavendish di sprintare per i punti della maglia rossa. Superato il traguardo volante, un'altra fuga ci ha riprovato ma il finale di oggi era ormai scritto, volata. Sky e Saxo Bank hanno occupato le posizioni di testa negli ultimi chilometri ma è stata la squadra britannica a prendere davanti l'ultimo km con Eisel e Thomas, in coda Cavendish, Ferrari, Guardini e tutti gli altri. Thomas si è ritrovato davanti un po' troppo presto ma è riuscito a tenere tutti in coda finché Guardini è partito come un razzo sulla destra e Cavendish con Ferrari a sinistra. Non c'è stato molto da fare, Guardini aveva una marcia in più e Cavendish sembrava un po' imballato e non riusciva a esprimere la stessa potenza che di solito ha, forse stanco dai tanti sprint fatti anche nelle tappe di montagne. Il corridore della Farnese Vini ha vinto nettamente con una bici di vantaggio su Cavendish, Ferrari, Hunter, Haedo, Nizzolo, Kristoff e Chicchi.
Un parere personale: un velocista deve vincere le volate. Se arriva ultimo in montagna e vince 4 tappe, a qualcuno importa delle sue capacità in salita?
sabato 19 maggio 2012
Tripletta di Cavendish a Cervere al Giro d'Italia, Georges vince in fuga in California
Il campione del mondo Mark Cavendish ha messo il sigillo anche sulla 13° tappa del Giro d'Italia 2012 andando a vincere una bellissima volata sul rettilineo finale di Cervere. Il corridore del Team Sky sul traguardo ha preceduto Alexander Kristoff (Katusha), Mark Renshaw (Rabobank) e gli italiani Sacha Modolo (Colnago) ed Elia Favilli (Farnese Vini). Per Cavendish si tratta della terza vittoria alla corsa rosa 2012.
giovedì 17 maggio 2012
Al Giro d'Italia vince Roberto Ferrari. Sagan fa 4 al Tour of California
venerdì 11 maggio 2012
Giro d'Italia 2012 - Mark Cavendish vince anche a Fano, 3° Bennati
Nel tratto in discesa verso Pesaro è l'Astana a mettersi a tirare per tenere davanti il capitano Kreuziger finché, tornati in pianura, sono le squadre dei velocisti a rimettersi in testa. Su tutte è la Sky la squadra più convincente e il treno per Cavendish funziona ancora perfettamente con Thomas che lancia il campione del mondo con il traguardo in vista. Per Cavendish lavoro semplice (o almeno per lui è così) e per Goss e Bennati c'è solo la possibilità di piazzarsi sul podio di giornata. Da segnalare gli squilli di Sacha Modolo (Colnago), 5°, Elia Favilli (Farnese Vini), 7°, e Manuel Belletti (AG2R), 8°.
In Azerbaijan, lo spagnolo Diego Rubio ha vinto la 2° tappa del Heydar Aliyev Anniversary Tour. Il corridore della Diputacion de Avila, sfruttando un tracciato molto duro e con 3 GPM, ha preceduto di 12 secondi il giovane algerino Youcef Reguigui (Centre Mondiale), già vincitore di una tappa al Terre di Toscana, e di 13 secondi il lituano Zydrunas Savickas (Gediminas Gruodis), mentre il quarto classificato è giunto a più di 1 minuto di ritardo. Grazie alla buona prova nella cronosquadre, Reguigui è diventato il nuovo leader della corsa. Alle sue spalle il russo Kirill Yatsevich (Itera Katusha), staccato di 43 secondi, e il kazako Baktiyar Kozhatayev, in ritardo di 48 secondi, mentre lo spagnolo Rubio si è portato a 52 secondi di ritardo conquistando il 4° posto in graduatoria.
martedì 8 maggio 2012
Giro d'Italia 2012 - Matthew Goss vince la 3°tappa, carambola nel finale con a terra Cavendish e Phinney
Horsens - Horsens (Danimarca), 190 km
L'australiano Matthew Goss ha vinto la rocambolesca volata che ha concluso la 3° tappa del Giro d'Italia 2012. Il corridore della GreenEDGE, guidato perfettamente dal proprio treno, ha preceduto l'argentino Juan José Haedo (Saxo Bank) e lo statunitense Tyler Farrar (Garmin). Lo sprint è stato caratterizzato dall'ennesima caduta di questi giorni, provocata dall'italiano Roberto Ferrari (Androni) che ha cambiato traiettoria andando vistosamente e pericolosamente verso destra, toccando la ruota anteriore di Mark Cavendish (SKY) che ha innescato il capitombolo generale. Tra gli altri, a farne le spese maggiori è stata la maglia rosa Taylor Phinney (BMC), che ha raggiunto la linea del traguardo dopo svariati minuti a terra. Per lui, dopo aver comunque festeggiato sul podio la propria maglia rosa, trasferimento a Verona e controlli in ospedale, con la speranza che la caviglia gonfia guarisca miracolosamente.
LA CRONACA
Tappa pianeggiante la Horsens - Horsens che ha concluso la campagna danese del Giro d'Italia. Profilo classico, un dentello di 4° categoria a metà percorso e circuito finale cittadino. Prima di partire, minuto di silenzio dedicato allo scomparso Wouter Weylandt, deceduto l'anno scorso proprio al Giro d'Italia, al quale la tappa è stata dedicata.
Dopo pochi chilometri sei uomini sono riusciti a prendere il largo, Miguel Minguez Ayala (Euskaltel), Martijn Keizer (Vacansoleil), Alfredo Balloni (Farnese Vini), Ramunas Navardauskas (Garmin), Reto Hollenstein (NetApp) e Mads Christensen (Saxo Bank). Vista la presenza di Navardauskas, distante soli 22 secondi dalla maglia rosa, la BMC di Phinney ha tenuto chiusa la corsa lasciando un vantaggio massimo di soli 3 minuti e 52 secondi ai fuggitivi. Ai 37 dall'arrivo Christensen ha salutato la compagnia degli altri fuggitivi, rimanendo in avanscoperta per qualche altro chilometro, ma il ricongiungimento era ormai inesorabile. Come nella tappa precedente, al contrattacco si è lanciato Lars Bak (Lotto): per lui vantaggio massimo di 15 secondi, ripreso ai -11.
La colorata sfilata dei treni per i velocisti si è lanciata a tutta fin sul traguardo, con il team di Goss che ha preso davanti l'ultimo chilometro. L'australiano è riuscito a partire in testa tenendo a bada Haedo e Farrar mentre Roberto Ferrari cambiava traiettoria tirando giù Cavendish e la maglia rosa Phinney.
IL COMMENTO
Tappa fotocopia della precedente, lunga fuga, gruppo attento soprattutto a evitare le cadute, contrattacco di Bak e volata con caduta per il gran finale. Questa volta la GreenEDGE ha fatto valere la classe e la potenza del suo treno, portando Goss in prima posizione. Per l'australiano è stato semplice contrastare gli avversari, tenendo dietro nell'ordine Haedo, Farrar e Demare. Peccato per Cavendish, non era nelle prime posizioni ma è abituato a vincere anche partendo più indietro. Finalmente un piazzamento nei 10 per Guardini che continua a essere troppo indietro quando la volata viene lanciata, e un incoraggiante 7° posto per Kristoff, finito a terra nella 2° tappa e oggi piazzato. Sfortuna nera per Phinney: dopo l'inconveniente meccanico di ieri, oggi è finito a terra rialzandosi con difficoltà, ma ha dimostrato una volontà di ferro, caratteristica dei grandi campioni di questo sport.
IL VINCITORE
Come tutti gli altri velocisti, anche l'australiano Matthew Goss può ritenersi un po' sfortunato nell'essere nato durante la generazione di Mark Cavendish. Eppure il corridore della GreenEDGE è riuscito a ritagliarsi il suo spazio, vincendo e convincendo con il passare degli anni. Insieme all'assente Greipel, sembra l'unico in grado di impensierire il campione del Mondo negli sprint di gruppo compatto.
A seguire, un breve palmares:
1 Milano Sanremo
2 tappe al Giro d'Italia
1 GP Ouest Plouay
1 Parigi Bruxelles
1 Philadelphia International Championship
Campione del Mondo su Pista nell'Inseguimento a squadre (2006)
Vicecampione del Mondo a Copenhagen 2011
1 GP Liberazione
GLI ITALIANI
Dopo le prime tre tappe in terra danese, mi vien da pensare che il lato positivo è che nessuno dei leader è caduto e ha perso secondi. Per il resto, anche oggi dobbiamo accontentarci di una fuga dell'ottimo Alfredo Balloni e del 10° posto di Andrea Guardini (entrambi Farnese Vini). Nota negativa il fatto che è stato proprio un italiano, Roberto Ferrari, a causare la caduta durante lo sprint, e che gli altri siano rimasti coinvolti perché già in posizione sfavorevole per la volata o per un piazzamento sul podio.
Speriamo che, arrivati in Italia, riusciremo a conquistare qualcosa di più di una seppur prestigiosa maglia Azzurra dei GPM con Balloni.
LE ALTRE CORSE - IMPRESA STYBAR ALLA 4 GIORNI DI DUNKERQUE
Un numero di alta scuola quello del ceco Zdenek Stybar nella 4° tappa della 4 giorni di Dunkerque. Il corridore dell'Omega Pharma QuickStep, chiusa la stagione di cross, è riuscito a staccare tutti sul muro finale di Cassel precedendo di 10 secondi il colombiano Carlos Alberto Betancur (Acqua & Sapone) e di 15 secondi un gruppetto regolato da Thomas Voeckler (Europcar). Proprio i primi tre dell'ordine d'arrivo sono stati gli animatori del finale di tappa, andando a ripetizione all'attacco nei chilometri finali. Ma è stato Stybar, sul muro finale in pavé, a staccare tutti senza lasciar speranza di rientrare a nessuno dei suoi inseguitori. Giornata difficile per il leader Jimmy Engoulvent (Saur Sojasun) che è riuscito a mantenere la maglia grazie al suo largo vantaggio, ora ridotto a 43 secondi su Stybar e a 51 secondi su John Degenkolb, arrivato con il gruppo di Voeckler al traguardo. Vantaggio confortante per il francese che ormai vede l'importante successo finale, il più prestigioso della sua carriera.
In Russia, Igor Boev dell'Itera Katusha ha vinto la 3°tappa della Five Rings of Moscow superando allo sprint lo sloveno Luka Mezgec (Sava) e il serbo Ivan Stevic (Salcano Arnavutkoy). Proprio Boev ha raggiunto in testa alla classifica Stevic, rimasto primo per i migliori piazzamenti. I due guidano la graduatoria con 8 secondi sul tedesco Dirk Muller (Nutrixxion).
lunedì 7 maggio 2012
Giro d'Italia 2012 - Volata vincente per Mark Cavendish su Goss e Soupe
Herning – Herning (Danimarca) 206 km
Sotto il controllo Sky, sul tratto più temuto della corsa sul Mare del Nord, lafuga ha perso inesorabilmente secondi venendo risucchiata ai -40. Dopo pochichilometri ci ha provato Lars Bak (Lotto), atleta di casa, che è rimasto inavanscoperta per 25 chilometri venendo riassorbito dal gruppo tirato Sky,Liquigas e Astana.
Scongiurato il vento sulla costa e la pioggia che non si è vista, il gruppo atutta velocità si è infilato nel circuito finale pronto per la volata. Agli 8dall’arrivo, un imprevisto meccanico ha coinvolto la maglia rosa Phinney che haperso in un attimo 30 secondi, recuperati nell’arco di pochi chilometri graziea una minicronosquadre tutta BMC.
Negli ultimissimi chilometri la solita bagarre delle squadre dei velocisti nonha provocato fortunatamente cadute fino all’ultima curva prima del lungorettilineo finale dove una sbandata di Theo Bos (Rabobank) ha fatto caderemalamente Alexander Kristoff (Katusha), contuso alle costole e con una feritaal sopracciglio, e i nostri Guardini e Colbrelli, con il gruppo che si èfrazionato lasciando davanti una decina di corridori. Davanti il grande lavorodi Thomas per Cavendish e Hunter per Farrar ha lasciato coperti i due capitanimentre ha provato ad anticipare tutti Hushovd. Il norvegese è rimasto poco intesta superato dalla sorpresa Soupe (FDJ) che a sua volta è stato recuperato daCavendish e Goss che hanno chiuso nell’ordine, con il britannico campione delMondo festante sul traguardo.
Per il resto della corsa, plauso alla bicicletta composta da trattori in movimentoe ai bei paesaggi della Danimarca, per il resto la classica tappa pianeggiantein stile Tour de France, fortunatamente con cadute che non hanno lasciato troppo il segno: a farne le spese Serpa dell'Androni che ha una frattura al quarto metacarpo della mano destra e che non dovrebbe prendere il via oggi.
2 Campionati del Mondo su Pista nella Madison (2005-2008)
8 Vittorie al Giro d’Italia
20 Vittorie al Tour de France e 1 classifica a punti (2011)
3 Vittorie alla Vuelta di Spagna e 1classifica a punti (2010)
1 Milano Sanremo
3 Scheldeprijs Vlaanderen
1 Kuurne Bruxelles Kuurne
Numero di Jimmy Engoulvent alla 4 Giorni di Dunkerque. Il portacolori dellaSaur Sojasun, andato in fuga insieme ad altri cinque corridori a inizio tappa,ha vinto la 3°tappa della corsa riuscendo a vestire anche la maglia di leaderdella corsa. Engoulvent ha battuto allo sprint il compagno di fuga KevinLaloutte (Pomme Marseille) mentre gli altri fuggitivi sono arrivati a 20secondi di ritardo regolati da Benoit Jarrier (Veranda Rideau). Il gruppo ègiunto al traguardo a 1 minuto e 45 secondi con Matteo Pelucchi (Europcar)primo allo sprint per il 7° posto.
Il russo Sergey Firsanov ha vinto la Vuelta a la Comunidad de Madridimponendosi con ampio margine nella 2° e ultima tappa sul traguardo in salitadel Puerto de la Morcuera. Il corridore della RusVelo ha preceduto di quasi 2minuti il primo inseguitore, il colombiano Nairo Quintana (Movistar), 2° anchein classifica generale.
Finale di corsa anche in Polonia alla Szlakiem Grodow Piastowskich con la vittoria finale di Marek Rutkiewicz (CCC Polsat), leader dalla cronometro di ieri. Il polacco ha preceduto in classifica generale il tedesco Stefan Schumacher (Christina Watches) di 46 secondi e il compagno di squadra Mateusz Taciak di 1 minuto e 6 secondi. L'ultima frazione è andata al croato Radoslav Rogina (Adria Mobil) che ha preceduto i due compagni di fuga Jure Golcer (Tirol) e Matej Mugerli (Adria Mobil) con Marko Kump (Adria Mobil) 4° che regolava il plotone a 20 secondi di ritardo.
sabato 5 maggio 2012
Giro d'Italia 2012 - I pronostici di Parliamo di Ciclismo
Il ciclismo è così. Non capisco perché ma è così. Su di me ha un fascino al quale non riesco a resistere.
È più di un anno che questo blog è fermo. I troppi impegni avevano preso il sopravvento. Ma l’inizio del Giro d’Italia, il fascino e il profumo della corsa Rosa, hanno richiamato la mia voglia di scrivere, anzi, di “parlare” di ciclismo.
E quindi si ricomincia, un’avventura che magari durerà poco, magari il tempo di tre settimane e poi nulla più. O magari molto di più.
Ma basta con le parole, lasciamo spazio alle sensazioni.
GIRO D’ITALIA – L’ANALISI DELLA CORSA
CHI PUÒ VINCERE?
Domanda da un milioni di dollari, soprattutto vista la lista partenti di quest’anno. Un grande, grandissimo favorito non c’è. Mancano i numeri uno (Evans e Contador su tutti) e quelli che ci sono per ora non hanno dimostrato grande condizione.
Favorito d’obbligo è Michele Scarponi (Lampre), campione uscente dopo la squalifica di Contador, che non vede l’ora di mangiare l’asfalto per dimostrare che un Giro se lo merita davvero. Al suo fianco ci saranno “gregari” che definire tali è limitativo, Damiano Cunego e Diego Ulissi. Cunego potrà recitare anche un ruolo di primo piano a livello di classifica generale, con la possibilità concreta di ripetere la doppietta Basso-Nibali di 2 anni fa sul podio. Scarponi può contare su un’ottima condizione, una preparazione improntata al Giro e una squadra solida, oltre a Cunego e Ulissi, con Niemec che l’anno scorso aveva preso il posto di Szmyd come motorino inesauribile.
Favorito numero 2 è sicuramente Ivan Basso (Liquigas). Finora non ha dimostrato eccessiva brillantezza ma al Romandia ha corso nell’ombra, migliorando di giorno in giorno. Basso è un diesel, se arriverà all’ultima settimana ancora in gioco, potrebbe diventare irresistibile. Szmyd, Agnoli, Capecchi e Damiano Caruso saranno i suoi angeli custodi in salita mentre Longo Borghini l’uomo di fiducia.
Dietro i due italiani si aprono scelte e nomi affascinanti: Frank Schleck (RadioShack), John Gadret (AG2R), Roman Kreuziger (Astana), José Rujano (Androni) e Joaquim Rodriguez (Katusha).
Il lussemburghese, in forma, sarebbe favorito al pari di Scarponi, ma la sua forma (e la sua voglia) è un mistero. Inserito all’ultimo, potrà contare su una squadra solidissima in pianura e con Rohregger, Zaugg e Bakelandts in salita. Gadret ha già sopreso l’anno scorso e un Giro come quest’anno può premiarlo ancora. Insieme a Dupont potrebbe anche diventare un’insidia per il podio. Kreuziger è la scommessa più grande di quest’anno, sembra maturato e pronto a far paura per il podio, in più può contare in salita su Tiralongo, Petrov, Seeldrayers e Dyachenko, non poco. Il venezuelano Rujano al Giro si trasforma, può contare in salita su una squadra devastante (Ochoa, Rubiano, Serpa, Sella e Rodriguez) che potrebbe far saltare la corsa. Rodriguez non ha ancora dimostrato di essere un uomo di altissima classifica nei Grandi Giri e gli anni passano, ma come per Gadret potrebbe anche trovare l’ispirazione giusta quest’anno.
Il podio dovrebbe giocarsi tra gli uomini citati sopra. Sotto di loro, il primo è Domenico Pozzovivo (Colnago): ha una squadra al livello dell’Androni in salita (Brambilla e Pirazzi su tutti) e sembra essere molto convinto delle sue possibilità. Deve superare le prime tappe senza farsi male e scoraggiarsi: si può seguire lo stesso discorso di Basso, se arriva all’ultima settimana in gioco, può diventare pericoloso.
Marco Pinotti (BMC), Marzio Bruseghin (Movistar), Sandy Casar (FDJ), Ryder Hesjedal (Garmin), Juan Manuel Garate (Rabobank), Matteo Carrara (Vacansoleil) e Bartosz Huzarski (NetApp) possono giocarsi la Top 10.
Tra i giovani presenti in gara, occhi puntati su Rigoberto Uran e Sergio Henao (Sky), Mikel Nieve (Euskaltel) e il nostro Dario Cataldo (Omega Pharma): i primi 3 avranno la responsabilità di fare classifica per la prima volta e le qualità non mancano, Cataldo invece può puntare al salto di qualità, dimostrandosi un corridore da Grandi Giri e non più solo un cacciatore di tappe.
LE VOLATE
Se per la classifica generale non c’è un vero e proprio favorito assoluto, la stessa cosa non si può dire per gli sprint. Mark Cavendish (Sky), campione del mondo in carica, è il velocista più forte del mondo, ha la squadra più forte, costruita attorno a lui. Unico vero dubbio, la condizione fisica, ma il britannico ha già dimostrato più volte di saper vincere anche senza essere il più in forma.
A contrastare Cavendish ci proveranno in molti. I più accreditati sono Matthew Goss (GreenEDGE) e il duo Rabobank formato da Mark Renshaw e Theo Bos. Tutti e 3 sono usciti bene dal Giro di Turchia e hanno tutti qualcosa da dimostrare. Goss vuole dimostrare di essere all’altezza di Cavendish, Renshaw che non è solo un grandissimo apripista e Bos che può essere il migliore anche su strada.
Sembrano un gradino sotto Sacha Modolo (Colnago), Daniele Bennati (RadioShack), J.J. Haedo (Saxo Bank) e Francesco Chicchi (Omega Pharma). Modolo ha vinto poco quest’anno ma si è preparato bene per il Giro, Bennati ha dichiarato che punterà di più sulle cronometro, chissà che non faccia da apripista per il giovane Giacomo Nizzolo, Haedo insieme al fratello Lucas proverà a piazzare la zampata, mentre Chicchi sembra quello più pericoloso, soprattutto dopo una stagione finora trionfale.
Attenzione a Thor Hushovd (BMC) e Tyler Farrar (Garmin), non più molto vincenti in volata ma dotati di grande classe ed esperienza, a Manuel Belletti (AG2R), Roberto Ferrari (Androni) e Romain Feillu (Vacansoleil).
Menzione a parte per tre giovani: Andrea Guardini (Farnese Vini), Arnaud Demare (FDJ) e Alexander Kristoff (Katusha). Guardini è chiamato a fare il salto di qualità, è al suo primo Giro ma può far bene fin da subito. Demare è il campione Under 23 in carica, è fortissimo, vince anche andando in fuga, può davvero dimostrare di essere l’astro nascente degli sprint. Kristoff è un outsider, non è uno sprinter di prima fascia ma in finale nervosi e difficili può resistere e farsi trovare pronto.
ALL’ATTACCO
Il Giro di quest’anno potrà contare anche su uomini molto adatti alle classiche. Difficile dire chi potrà vincere ma sicuramente i fari di questa “categoria” sono Filippo Pozzato (Farnese Vini) e Alessandro Ballan (BMC), vincenti pochi giorni fa. Insieme a loro inserirei il duo Astana Enrico Gasparotto – Simone Ponzi, Juan Antonio Flecha (Sky), Matteo Tosatto (Saxo Bank), Oscar Gatto (Farnese) e Thomas De Gendt (Vacansoleil).
Meritano un discorso a parte Fabio Felline (Androni), Enrico Battaglin (Colnago), Elia Favilli (Farnese Vini) e Gianni Meersman (Lotto). I quattro hanno caratteristiche abbastanza simili, sono giovani, resistono benissimo in salita e hanno un’ottima volata. Felline e Meersman potrebbero regolare facilmente un gruppetto di una quarantina di atleti, Favilli può anche arrivare con i migliori in tappe più simili alle classiche del Nord, mentre Battaglin ha una sparata “alla Gilbert” che può sfruttare negli ultimi 500 metri, magari in leggera salita.
Altri nomi sparsi sono Matteo Montaguti (AG2R), Mauro Santambrogio (BMC), lo spagnolo Jon Izagirre (Euskaltel), Jens Keukeleire (GreenEDGE), Giovanni Visconti (Movistar) e il duo NetApp Cesare Benedetti – Jan Barta.
CONTRO IL TEMPO
Il prologo iniziale sarà caccia grossa per velocisti specialisti e pistard. Oltre ai già citati Bennati, lo stesso Cavendish, Hushovd e De Gendt, sono tanti i favoriti per le cronometro del Giro e per la prima maglia rosa.
Da molti viene indicato come favorito numero 1 Taylor Phinney (BMC), talento cristallino della BMC, classe ’90, ottimo proprio nei prologhi ma atleta che sembra ancora in crescita. Alle sue spalle da tenere d’occhio Alex Rasmussen (Garmin) e Jack Bobridge (GreenEDGE), pistard che su una cronometro breve possono diventare imbattibili, specialmente il primo che gioca in casa. Non dimentichiamoci di altri specialisti come Geraint Thomas (Sky, forse troppo sottovalutato), Gustav Erik Larsson (Saxo Bank) e dei giovani Michal Kwiatkowski (Omega Pharma) e Jesse Sergent (Radioshack).
L’Italia, oltre a Pinotti e Bennati, schiera Adriano Malori (Lampre), più adatto a vincere la cronometro finale rispetto al prologo, ma sicuramente uomo adatto alle prove contro il tempo di qualsiasi lunghezza.
COSA VEDREMO?
Battaglia, tutti i giorni. Non essendoci favoriti certi, gli attacchi dovrebbero essere all’ordine del giorno, in salita, in pianura, in discesa. Lo spettacolo non mancherà, questo è certo.
Gli uomini copertina, per vari motivi, sono Scarponi, Basso, Cavendish e Frank Schleck. I primi due sembrano i favoriti per la classifica finale, Cavendish l’uomo da battere nelle volate, Schleck l’outsider dell’ultima ora: ricorda un po’ quel Contador arrivato al Giro per caso che si è ritrovato vincitore a Milano. Altra stoffa, lo ammetto, ma le sorprese sono sempre gradite e affascinanti.
domenica 20 febbraio 2011
Tour of Oman a Gesink, ultima tappa in volata a Cavendish
1° Robert Gesink (Ned) Rabobank
2° Edvald Boasson Hagen (Nor) Sky Procycling a 1'13''
3° Giovanni Visconti (Ita) Farnese Vini a 1'19''
4° Michael Albasini (Swi) HTC Highraod a 1'52''
5° Christian Vandevelde (Usa) Garmin Cervelo a 2'04''
9° Patrick Sinkewitz (Ger) Farnese Vini a 2'51''
10° Juan Antonio Flecha (Esp) Sky Procycling a 3'03''
martedì 15 febbraio 2011
Tour of Oman, Theo Bos della Rabobank vince la 1°tappa in volata, Cavendish e Kluge 2° e 3°
ORDINE D'ARRIVO
1° Theo Bos (Ned) Rabobank
2° Mark Cavendish (Gbr) HTC Highroad s.t.
3° Roger Kluge (Ger) Skil - Shimano s.t.
4° Edvald Boasson Hagen (Nor) Sky Procycling s.t.
5° Denis Galimzyanov (Rus) Katusha Team s.t.
giovedì 16 settembre 2010
Vuelta a Espana, terza vittoria per Mark Cavendish, battuti Haedo e Cardoso
LA CRONACA
La tappa odierna si è tenuta lungo i 148,9 chilometri tra Valladolid e Salamanca. Tappa per velocisti, pianeggiante e con strade ideali per le alte velocità del gruppo. La fuga di giornata ha preso il largo dopo pochissimi chilometri dallo start della tappa, con il gruppo che inizialmente ha lasciato fare. Il gruppetto era formato da Dominik Roels del Team Milram, Alberto Benitez della Footon Servetto, Juan Javier Estrada e Jose Toribio dell'Andalucia Cajasur, Pablo Urtasun dell'Euskaltel, Alexandre Pichot della BBox, Daniele Pietropolli della Lampre e Olivier Kaisen dell'Omega Pharma Lotto. Gli otto battistrada si sono battuti come meglio hanno potuto lungo tutta la tappa ma il gruppo non ha lasciato molto margine alla fuga, consentendogli un vantaggio massimo di tre minuti. Con tante squadre davanti a tirare per i rispettivi velocisti il destino degli otto è sempre stato segnato e a circa 11 chilometri dal traguardo anche gli ultimi tentativi di rimanere in testa sono stati ripresi. La sinfonia dei treni per i velocisti è stata subito interrotta da un attacco a sorpresa di Philippe Gilbert che è scattato ai - 8 rimanendo in testa per circa tre chilometri prima di venir risucchiato dal gruppo. Ai -3 la Quick Step ha preso in mano la testa del gruppo ma nel finale è stata ancora l'HTC Columbia a passare davanti con la coppia Goss-Cavendish che è partita ai 400 dal traguardo. Dopo il solito splendido lavoro dell'australiano, Cavendish è partito a tutta resistendo al tentativo di Haedo di dargli filo da torcere e vincendo la sua terza tappa alla Vuelta.
ORDINE D'ARRIVO
1° Mark Cavendish (Gbr) Team HTC Columbia
2° Juan Jose Haedo (Arg) Team Saxo Bank a 1''
3° Manuel Cardoso (Por) Footon Servetto s.t.
4° Tyler Farrar (Usa) Garmin-Transitions s.t.
5° Samuel Dumoulin (Fra) Cofidis s.t.
CLASSIFICA GENERALE
1° Vincenzo Nibali (Ita) Liquigas Doimo
2° Ezequiel Mosquera (Esp) Xacobeo Galicia a 38''
3° Peter Velits (Svk) HTC Columbia a 1'59''
4° Frank Schleck (Lux) Team Saxo Bank a 3'43''
5° Joaquim Rodriguez (Esp) Team Katusha a 3'48''
6° Xavier Tondo (Esp) Cervelo Test Team s.t.
7° Tom Danielson (Usa) Garmin Transitions a 3'58''
8° Nicolas Roche (Irl) Ag2R La Mondiale a 4'02''
9° Carlos Sastre (Esp) Cervelo TestTeam a 4'16''
10° Luis Leon Sanchez (Esp) Caisse d'Epargne a 5'42''
venerdì 10 settembre 2010
Vuelta a Espana, ancora Cavendish! Non c'è 1 senza 2, sua la 13°tappa
LA CRONACA
La tappa odierna si è tenuta tra Rincon de Soto e Burgos per un totale di 196 chilometri, frazione ideale per le fughe viste le due salite di terza categoria poste nel finale. Infatti, dopo 30 chilometri di gara, se ne sono andati in cinque, Allan Davis dell'Astana, Olivier Kaisen dell'Omega Pharma-Lotto, Giampaolo Cheula della Footon-Servetto, Manuele Mori della Lampre e Niki Terpstra della Milram. Il vantaggio dei cinque battistrada ha raggiunto anche gli 8 minuti ma alle loro spalle le squadre dei velocisti avevano già pronto il piano di recupero. Con HTC-Columbia, Garmin Transitions e Quick Step a tutta, per gli uomini in fuga non c'è stato molto spazio per inventarsi qualcosa. Gli attaccanti sono stati bravi a resistere nel finale, arrivando ai -10 con ancora 45 secondi di vantaggio, ma l'inevitabile è arrivato a 5 chilometri dall'arrivo quando il gruppo è tornato compatto. A quel punto, tutte le squadre degli uomini veloci hanno fatto a gara per balzare al comando e aiutare i proprio sprinter senza che nessuna vincesse il confronto finché, a 500 metri dal traguardo, uno straordinario Goss si è messo davanti con alla ruota Cavendish facendo di nuovo il vuoto e consentendo al britannico di vincere la seconda tappa consecutiva alla Vuelta, condita pure da un saltello sul traguardo.
ORDINE D'ARRIVO
1° Mark Cavendish (Gbr) HTC-Columbia
2° Thor Hushovd (Nor) Cervélo TestTeam s.t.
3° Daniele Bennati (Ita) Liquigas Doimo s.t.
4° Yauheni Hutarovich (Blr) Francaise des Jeux s.t.
5° Manuel Cardoso (Por) Footon Servetto s.t.
CLASSIFICA GENERALE
1° Igor Anton (Esp) Euskaltel Euskadi
2° Vincenzo Nibali (Ita) Liquigas Doimo a 45''
3° Xavier Tondo (Esp) Cervelo Test Team a 1'04''
4° Joaquim Rodriguez (Esp) Team Katusha a 1'17''
5° Ezequiel Mosquera (Esp) Xacobeo Galicia a 1'29''
6° Marzio Bruseghin (Ita) Caisse d’Epargne a 1'57''
7° Ruben Plaza (Esp) Caisse d’Epargne a 2'07''
8° Rigoberto Uran (Col) Caisse d’Epargne a 2'13''
9° Nicolas Roche (Irl) Ag2R La Mondiale a 2'30''
10° Frank Schleck (Lux) Team Saxo Bank s.t.
Vuelta a Espana, la prima per Cavendish, Anton saldamente in maglia
LA CRONACA
La dodicesima tappa della Vuelta a Espana si è tenuta tra Andorra la Vella e Lleida per un totale di 172,5 chilometri, una lunga discesa verso l'arrivo con un tratto finale pianeggiante senza neanche una curva. La corsa è entrata subito nel vivo con una fuga di sei uomini, partita dopo 10 chilometri. Markus Eichler della Milram, Perrig Quemeneur della BBox, Gustavo Cesar della Xacobeo Galicia, Lars Ytting Bak dell'HTC-Columbia, Antonio Piedra dell'Andalucia CajaSur e Blel Kadri dell'Ag2R sono stati raggiunti al chilometro 51 da altri tre corridori, David Garcia Dapena e Gustavo Rodriguez della Xacobeo Galicia e Marco Marzano della Lampre, formando un attacco che poteva diventare pericoloso vista la presenza di tre corridori della stessa squadra con uno di loro, Garcia Dapena, soltanto a 5 minuti dal leader Anton. Intuito il pericolo, il gruppo non ha lasciato grande spazio alla fuga che ha raggiunto soltanto i tre minuti di vantaggio ed è stata ripresa a 23 chilometri dal traguardo. In vista del traguardo le squadre dei velocisti si sono messe davanti a lavorare per il loro capitani con Lampre, Liquigas e Garmin in prima fila ma al momento decisivo la squadra dominante si è rivelata l'HTC Columbia che, grazie soprattutto allo splendido lavoro di Goss, ha portato Cavendish ai 200 metri dal traguardo con un buon vantaggio sugli avversari, consentendogli di vincere senza sforzo.
La classifica generale è rimasta invariata con Anton in maglia rossa davanti a Nibali e Tondo, in attesa delle prossime salite.
ORDINE D'ARRIVO
1° Mark Cavendish (Gbr) HTC-Columbia
2° Tyler Farrar (Usa) Garmin Transitions s.t.
3° Matthew Goss (Aus) HTC-Columbia s.t.
4° Denis Galimzyanov (Rus) Katusha s.t.
5° Thor Hushovd (Nor) Cervelo TestTeam s.t.
CLASSIFICA GENERALE
1° Igor Anton (Esp) Euskaltel Euskadi
2° Vincenzo Nibali (Ita) Liquigas Doimo a 45''
3° Xavier Tondo (Esp) Cervelo Test Team a 1'04''
4° Joaquim Rodriguez (Esp) Team Katusha a 1'17''
5° Ezequiel Mosquera (Esp) Xacobeo Galicia a 1'29''
6° Marzio Bruseghin (Ita) Caisse d’Epargne a 1'57''
7° Ruben Plaza (Esp) Caisse d’Epargne a 2'07''
8° Rigoberto Uran (Col) Caisse d’Epargne a 2'13''
9° Nicolas Roche (Irl) Ag2R La Mondiale a 2'30''
10° Frank Schleck (Lux) Team Saxo Bank s.t.
lunedì 26 luglio 2010
Tour de France 2010. Contador re pe la 3° volta, ultima tappa a Cavendish
Alla fine a spuntarla è stato Alberto Contador, portacolori dell'Astana, che ha portato a casa il suo terzo Tour de France, meritatamente. Perché ha saputo sfruttare l'unico errore di Schleck, perché ha corso da grande campione nonostante la condizione non fosse quella dei giorni migliori, ha saputo mascherare il proprio stato di forma agli avversari che non hanno saputo attaccarlo. Un plauso va anche ad Andy Schleck che ha disputato il suo miglior Tour de France finora, ha rivaleggiato sulle montagne con Contador senza contare su un gregario d'eccezione come il fratello Frank. Questi due grandi campioni ci regaleranno altre intense sfide nei prossimi anni, sperando in percorsi un po' più adatti alle loro caratteristiche con salite più dure messe vicino all'arrivo e non tappe pirenaiche con l'ultima salita a 60 chilometri dall'arrivo.
Tutti gli altri hanno corso per il terzo posto e a spuntarla è stato il corridore più solido, il russo Denis Menchov che in salita è stato molto regolare e a cronometro è riuscito a superare un sorprendente Samuel Sanchez, serio candidato a vincere la Vuelta a fine stagione. Nota di merito anche per Van den Broeck, Gesink, Hesjedal e Joaquim Rodriguez, mai così in alto al Tour de France e autori tutti di grandi prestazioni, coronate da una vittoria per Rodriguez.
Se tutti questi hanno fatto bene c'è anche chi ha profondamente deluso: si parte da Bradley Wiggins, lontanissimo da quel quarto posto fenomenale dell'anno scorso, poi andiamo alla Liquigas di Kreuziger e Basso che si è vista in testa soltanto con il giovane Daniel Oss. Nota di merito per tre vecchietti, Evans, Vinokourov e Armstrong, autori tutti e tre e per motivi diversi di un grande Tour, perché correre con un gomito lussato, vincere una tappa e essere determinanti per la vittoria del compagno ma anche non gettare la spugna dopo aver fallito l'obiettivo principale della classifica generale, dimostra che campioni principalmente si nasce e si resta. E in Tour così l'ultima tappa non poteva che andare a Mark Cavendish, quinta vittoria di un Tour fenomenale, il migliore sprinter al mondo con la miglior squadra per le volate al mondo.
E l'Italia? L'Italia è Alessandro Petacchi, due tappe e maglia verde, un risultato eccellente visto che qui c'era il meglio delle volate. E poi il nulla. Perché considerare positivo il Tour di Cunego perché si è fatto vedere nelle fughe è eccessivo, perché Basso anche senza i malanni fisici avrebbe fallito, perché di altro si è visto ben poco. Pensiamo al futuro, pensiamo a Daniel Oss e ad Adriano Malori, a Fabio Felline e all'assente Vincenzo Nibali, pensiamo che qualche spiraglio di luce in una situazione oggettivamente oscura si è visto.
ORDINE D'ARRIVO
1° Mark Cavendish (Gbr) Team HTC - Columbia
2° Alessandro Petacchi (Ita) Lampre-Farnese Vini s.t.
3° Julian Dean (Nzl) Garmin - Transitions s.t.
4° Jurgen Roelandts (Bel) Omega Pharma-Lotto s.t.
5° Oscar Freire Gomez (Esp) Rabobank s.t.
CLASSIFICA FINALE
1° Alberto Contador (Esp) Astana
2° Andy Schleck (Lux) Team Saxo Bank a 39''
3° Denis Menchov (Rus) Rabobank a 2'01''
4° Samuel Sanchez (Esp) Euskaltel - Euskadi a 3'40''
5° Jurgen Van den Broeck (Bel) Omega Pharma Lotto a 6'54''
6° Robert Gesink (Ned) Rabobank a 9'31''
7° Ryder Hesjedal (Can) Garmin Transitions a 10'15''
8° Joaquim Rodriguez (Esp) Katusha a 11'37''
9° Roman Kreuziger (Cze) Liquigas Doimo a 11'54''
10° Christopher Horner (Usa) Team RadioShack a 12'02''
11° Luis Leon Sanchez (Esp) Caisse d'Epargne a 14'21''
12° Ruben Plaza (Esp) Caisse d'Epargne a 14'29''
13° Levi Leipheimer (Usa) Team RadioShack a 14'40''
14° Andreas Kloden (Ger) Team RadioShack a 16'36''
15° Nicolas Roche (Irl) Ag2R La Mondiale a 16'59''
CLASSIFICA A PUNTI
1° Alessandro Petacchi (Ita) Lampre Farnese Vini 243 punti
2° Mark Cavendish (Gbr) HTC Columbia 232 punti
3° Thor Hushovd (Nor) Cervelo TestTeam 222 punti
CLASSIFICA GPM
1° Anthony Charteau (Fra) Bbox Bouygues Telecom 143 punti
2° Christophe Moreau (Fra) Caisse d'Epargne 128 punti
3° Andy Schleck (Lux) Team Saxo Bank 116 punti
CLASSIFICA GIOVANI
1° Andy Schleck (Lux) Team Saxo Bank
2° Robert Gesink (Ned) Rabobank a 8'52''
3° Roman Kreuziger (Cze) Liquigas Doimo a 11'15''
CLASSIFICA A SQUADRE
1° Team Radioshack
2° Caisse d'Epargne a 9'15''
3° Rabobank a 27'49''