Visualizzazione post con etichetta tas. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tas. Mostra tutti i post
mercoledì 4 luglio 2012
Doping. Alex Rasmussen squalificato per 18 mesi, licenziato dalla Garmin Sharp
Il corridore danese Alex Rasmussen della Garmin Sharp è stato squalificato per 18 mesi dal TAS a seguito del ricorso dell'UCI all'assoluzione del corridore da parte degli organismi nazionali danesi. La squalifica, secondo quanto riportato dal comunicato del TAS, partirà il 1° ottobre 2011 quindi Rasmussen perderà tutti i risultati ottenuti da quel giorno a oggi.
Etichette:
alex rasmussen,
doping,
garmin sharp,
tas,
UCI
lunedì 31 maggio 2010
Alejandro Valverde squalificato, due anni di stop fino a fine 2011
Riprendo la notizia da Gazzetta.it. Seguiranno aggiornamenti e commenti sul caso.
"Il Tas di Losanna ha sospeso il ciclista spagnolo Alejandro Valverde per due anni, accogliendo il ricorso presentato dalla Unione Ciclistica Internazionale e dalla Wada, l'agenzia mondiale antidoping, contro la mancata sanzione da parte della federazione spagnola per il coinvolgimento del corridore nell'Operacion Puerto.
Il Tas ha fissato l'inizio della squalifica di Valverde al 1 gennaio 2010 ma ha respinto la richiesta di Uci e Wada per quanto riguarda l'annullamento dei risultati ottenuti da Valverde prima dell'inizio della squalifica. Nel 2009 il Coni aveva sanzionato Alejandro Valverde con una una squalifica di due anni sul solo territorio italiano, con la richiesta, al vaglio del Tribunale arbitrale di Losanna, di estendere lo stop a livello internazionale. Nel 2010 il leader della Caisse d'Epargne ha vinto 5 corse: la classifica finale del Giro del Mediterraneo, due tappe al Giro dei Paesi baschi, una tappa e la classifica finale del Giro di Romandia".
Comunicato di Alejandro Valverde
"Questa sanzione è da considerarsi totalmente ingiusta e illegale e per questo comunichiamo che verrà fatto ricorso presso il tribunale federale svizzero, massimo organo di giudizio svizzero e le cui decisioni sono impugnabili presso il Tribunale Europeo dei Diritti Umani. Il Tas ha riconosciuto che tutte le vittorie conseguite da Alejandro Valverde si sono basate sul fair play e che, in nessun caso, queste vittorie sono state ottenute come conseguenza di uso di pratiche proibite, il che conferma che Alejandro Valverde, probabilmente lo sportivo più controllato al mondo, non è ha mai fallito un controllo antidoping".
Francisco Sanchez Saber, rappresentante legale di Valverde
"E' una truffa della giustizia sportiva. Andiamo passo per passo e con pazienza per cercare di dimostrare l'innocenza di Valverde che è stato condannato per doping quando in circa 300 controlli effettuati negli ultimi anni non è mai stato trovato positivo". La sanzione a Valverde, secondo Sanchez Saber, "è una misura esemplare che il Tas ha scelto di adottare e finché non hanno raggiunto il loro scopo non si sono fermati".
Comunicato della Caisse d'Epargne, squadra di Valverde
"Accettiamo, e non possiamo fare altrimenti, la decisione. Fermo restando quanto sopra, vogliamo sottolineare che noi consideriamo la decisione del tutto ingiusta e incoerente. Vogliamo ricordare che il Tas afferma esplicitamente che non vi è alcuna prova che i risultati sportivi conseguiti da Alejandro Valverde siano derivanti da qualsiasi violazione antidoping.
In questo senso, la società capisce che la punizione "è una ulteriore conferma della posizione che ha sempre mantenuto Abarca Sports ", basata "sul comportamento esemplare a tutti i livelli " del corridore di Murcia "negli ultimi 5 anni e mezzo di permanenza con Abarca Sports".
Pat McQuaid, presidente dell'UCI
"Sono contento per la conclusione del caso Valverde. Da tempo era chiaro che fosse implicato nell’Operacion Puerto, ora finalmente è stato punito. È un messaggio chiaro per tutti i corridori: chiunque sia implicato in affari di doping, sarà perseguito fino alla condanna. Questo caso deve essere di esempio per tutti".
Il commento di Petrucci, presidente del CONI
"Finalmente questo lungo iter ha avuto conclusione. La giustizia anche se lenta arriva sempre alla parola fine, oramai non si può più farla franca. I miei complimenti vanno alla Procura Antidoping e al Tribunale Nazionale Antidoping del CONI che ha sempre creduto nella bontà del proprio provvedimento e a tutti gli organismi che hanno portato a questo risultato. Questa è una vittoria dell’etica e della correttezza".
Il commento di Juan Carlos Castano, presidente della federciclismo spagnola
"Accettiamo e rispettiamo la decisione del TAS, una decisione triste e dura per il ciclismo spagnolo e anche per l'interessato. Chi doveva prendere questa decisione era la RFEC secondo le norme spagnole e il diritto spagnolo. Noi sollecitammo il giudice dell'Operacion Puerto di lasciarci accedere alle prove per aprire un'inchiesta ma ricevemmo una risposta negativa".
"Il Tas di Losanna ha sospeso il ciclista spagnolo Alejandro Valverde per due anni, accogliendo il ricorso presentato dalla Unione Ciclistica Internazionale e dalla Wada, l'agenzia mondiale antidoping, contro la mancata sanzione da parte della federazione spagnola per il coinvolgimento del corridore nell'Operacion Puerto.
Il Tas ha fissato l'inizio della squalifica di Valverde al 1 gennaio 2010 ma ha respinto la richiesta di Uci e Wada per quanto riguarda l'annullamento dei risultati ottenuti da Valverde prima dell'inizio della squalifica. Nel 2009 il Coni aveva sanzionato Alejandro Valverde con una una squalifica di due anni sul solo territorio italiano, con la richiesta, al vaglio del Tribunale arbitrale di Losanna, di estendere lo stop a livello internazionale. Nel 2010 il leader della Caisse d'Epargne ha vinto 5 corse: la classifica finale del Giro del Mediterraneo, due tappe al Giro dei Paesi baschi, una tappa e la classifica finale del Giro di Romandia".
Comunicato di Alejandro Valverde
"Questa sanzione è da considerarsi totalmente ingiusta e illegale e per questo comunichiamo che verrà fatto ricorso presso il tribunale federale svizzero, massimo organo di giudizio svizzero e le cui decisioni sono impugnabili presso il Tribunale Europeo dei Diritti Umani. Il Tas ha riconosciuto che tutte le vittorie conseguite da Alejandro Valverde si sono basate sul fair play e che, in nessun caso, queste vittorie sono state ottenute come conseguenza di uso di pratiche proibite, il che conferma che Alejandro Valverde, probabilmente lo sportivo più controllato al mondo, non è ha mai fallito un controllo antidoping".
Francisco Sanchez Saber, rappresentante legale di Valverde
"E' una truffa della giustizia sportiva. Andiamo passo per passo e con pazienza per cercare di dimostrare l'innocenza di Valverde che è stato condannato per doping quando in circa 300 controlli effettuati negli ultimi anni non è mai stato trovato positivo". La sanzione a Valverde, secondo Sanchez Saber, "è una misura esemplare che il Tas ha scelto di adottare e finché non hanno raggiunto il loro scopo non si sono fermati".
Comunicato della Caisse d'Epargne, squadra di Valverde
"Accettiamo, e non possiamo fare altrimenti, la decisione. Fermo restando quanto sopra, vogliamo sottolineare che noi consideriamo la decisione del tutto ingiusta e incoerente. Vogliamo ricordare che il Tas afferma esplicitamente che non vi è alcuna prova che i risultati sportivi conseguiti da Alejandro Valverde siano derivanti da qualsiasi violazione antidoping.
In questo senso, la società capisce che la punizione "è una ulteriore conferma della posizione che ha sempre mantenuto Abarca Sports ", basata "sul comportamento esemplare a tutti i livelli " del corridore di Murcia "negli ultimi 5 anni e mezzo di permanenza con Abarca Sports".
Pat McQuaid, presidente dell'UCI
"Sono contento per la conclusione del caso Valverde. Da tempo era chiaro che fosse implicato nell’Operacion Puerto, ora finalmente è stato punito. È un messaggio chiaro per tutti i corridori: chiunque sia implicato in affari di doping, sarà perseguito fino alla condanna. Questo caso deve essere di esempio per tutti".
Il commento di Petrucci, presidente del CONI
"Finalmente questo lungo iter ha avuto conclusione. La giustizia anche se lenta arriva sempre alla parola fine, oramai non si può più farla franca. I miei complimenti vanno alla Procura Antidoping e al Tribunale Nazionale Antidoping del CONI che ha sempre creduto nella bontà del proprio provvedimento e a tutti gli organismi che hanno portato a questo risultato. Questa è una vittoria dell’etica e della correttezza".
Il commento di Juan Carlos Castano, presidente della federciclismo spagnola
"Accettiamo e rispettiamo la decisione del TAS, una decisione triste e dura per il ciclismo spagnolo e anche per l'interessato. Chi doveva prendere questa decisione era la RFEC secondo le norme spagnole e il diritto spagnolo. Noi sollecitammo il giudice dell'Operacion Puerto di lasciarci accedere alle prove per aprire un'inchiesta ma ricevemmo una risposta negativa".
mercoledì 17 marzo 2010
Caso Valverde. Il Tas si pronuncia a favore del Coni, anche l'Uci potrebbe prendere provvedimenti
Il Tribunale Arbitrale per lo Sport di Losanna ha respinto l'appello del corridore Alejandro Valverde della Caisse d'Epargne contro la squalifica di due anni inflittagli dal Tribunale Nazionale Antidoping italiano e dal Coni, confermando, quindi, che il corridore spagnolo non potrà correre in Italia fino al 10 Maggio 2011.
L'UCI, la federazione internazionale del ciclismo, ha subito emesso un comunicato sulla vicenda, accogliendo in maniera positiva la decisione del Tas e confermando che le conclusioni sul caso Valverde erano le stesse del Tribunale di Losanna, dopo attenta analisi da parte dell'UCI del materiale sull'Operacion Puerto e su Valverde. Ora, l'UCI è decisa a estendere la sospensione del corridore a livello internazionale.
Contro la decisione del Tas e le intenzioni dell'UCI si muove l'entourage del corridore, pronto a mettere in discussione la decisione del tribunale svizzero in base ad alcune obiezioni che verranno analizzate dalla Corte Federale Svizzera. Prima di tutto, si obietta sull'imparzialità di un giudice, dato che costui faceva parte precedentemente della Wada (Agenzia Mondiale Antidoping. Il secondo punto delle obiezioni dei legali di Valverde è che il Tas ha, di fatto, considerato illegale la decisione presa dagli organi di giustizia ordinaria spagnoli, competenza che non appartiene al ruolo del Tas di Losanna. Ultimo punto, la chiara violazione dei diritti fondamentali del corridore, specialmente quello di un regolare processo e il diritto alla privacy.
Una cosa è certa: di questa vicenda, ne sentiremo ancora parlare per molto tempo.
fonte: cyclingnews.com, uci.ch
L'UCI, la federazione internazionale del ciclismo, ha subito emesso un comunicato sulla vicenda, accogliendo in maniera positiva la decisione del Tas e confermando che le conclusioni sul caso Valverde erano le stesse del Tribunale di Losanna, dopo attenta analisi da parte dell'UCI del materiale sull'Operacion Puerto e su Valverde. Ora, l'UCI è decisa a estendere la sospensione del corridore a livello internazionale.
Contro la decisione del Tas e le intenzioni dell'UCI si muove l'entourage del corridore, pronto a mettere in discussione la decisione del tribunale svizzero in base ad alcune obiezioni che verranno analizzate dalla Corte Federale Svizzera. Prima di tutto, si obietta sull'imparzialità di un giudice, dato che costui faceva parte precedentemente della Wada (Agenzia Mondiale Antidoping. Il secondo punto delle obiezioni dei legali di Valverde è che il Tas ha, di fatto, considerato illegale la decisione presa dagli organi di giustizia ordinaria spagnoli, competenza che non appartiene al ruolo del Tas di Losanna. Ultimo punto, la chiara violazione dei diritti fondamentali del corridore, specialmente quello di un regolare processo e il diritto alla privacy.
Una cosa è certa: di questa vicenda, ne sentiremo ancora parlare per molto tempo.
fonte: cyclingnews.com, uci.ch
sabato 13 marzo 2010
Danilo di Luca a Raisport "Ho un contratto firmato con la Lampre", successivamente la smentita
Era appena terminata la quarta tappa della Tirreno - Adriatico, vinta splendidamente da Michele Scarponi, quando nello studio di Raisport è arrivato come ospite Danilo Di Luca. L'abruzzese, squalificato per due per doping dalla giustizia italiana, rispondendo alle domande della giornalista Rai Alessandra De Stefano, ha dichiarato che ci sono buone possibilità che possa ritornare a correre già da quest'anno e che per questo si sta allenando duramente. Il Tas di Losanna, al quale ha fatto ricorso contro la squalifica, si pronuncerà entro un mese e il corridore è tranquillo sul verdetto, aggiungendo inoltre che "ho già un contratto firmato con la Lampre". Notizia, questa, subito smentita dallo stesso Di Luca sulle pagine del sito tuttobiciweb.it, dove il corridore ha confermato di avere un contratto firmato ma con il secondo sponsor della squadra, la Vini Farnese, senza alcun riferimento alla Lampre. Nella smentita, Di Luca ha comunque ribadito la sua speranza che la squalifica venga ridotta e lui possa tornare a correre al più presto.
Etichette:
ciclomercato,
danilo di luca,
doping,
epo,
lampre,
losanna,
mercato,
raisport,
tas,
tirreno - adriatico
lunedì 1 febbraio 2010
Doping. Danilo di Luca squalificato per 2 anni, farà appello al Tas di Losanna
Riportiamo il comunicato dal sito del CONI:
Il Tribunale Nazionale Antidoping, presieduto dal Dott. Francesco Plotino, nel procedimento disciplinare a carico dell’atleta Danilo Di Luca, dichiara Danilo Di Luca responsabile dell’addebito disciplinare ascrittogli e lo condanna alla sanzione della squalifica di 2 anni con decorrenza dalla data del provvedimento di sospensione adottato dall’UCI (22/07/2009) e con scadenza al 21 Luglio 2011.
Inoltre, condanna Di Luca alle spese di analisi determinate in 1000 franchi svizzeri e alle spese di controanalisi determinate in 2040 euro, oltre alla sanzione economica di 280.000 euro secondo il regolamento Antidoping UCI.
Il corridore, trovato positivo durante l'ultimo Giro d'Italia all'EPO ricombinante, farà ricorso al Tas di Losanna e, secondo il suo avvocato, chiederà di anticipare la data di udienza per permettere a Di Luca di tornare a correre già quest'anno.
Da parte sua, Di Luca ha dichiarato che "non finisce qui, c'è ancora da lottare e io vado avanti. Adesso faremo ricorso al Tas. Per adesso abbiamo solo il dispositivo. Ora aspettiamo le motivazioni. Posso solo ribadire che io non ho assunto alcuna sostanza e che non mi aspettavo questa squalifica. Resto ottimista e confido molto nel Tas. Comunque vada, anche se dovessero confermare i due anni, io non lascerò il ciclismo. Ma sono sicuro di tornare prima dei due anni".
fonte: coni.it, gazzetta.it
Il Tribunale Nazionale Antidoping, presieduto dal Dott. Francesco Plotino, nel procedimento disciplinare a carico dell’atleta Danilo Di Luca, dichiara Danilo Di Luca responsabile dell’addebito disciplinare ascrittogli e lo condanna alla sanzione della squalifica di 2 anni con decorrenza dalla data del provvedimento di sospensione adottato dall’UCI (22/07/2009) e con scadenza al 21 Luglio 2011.
Inoltre, condanna Di Luca alle spese di analisi determinate in 1000 franchi svizzeri e alle spese di controanalisi determinate in 2040 euro, oltre alla sanzione economica di 280.000 euro secondo il regolamento Antidoping UCI.
Il corridore, trovato positivo durante l'ultimo Giro d'Italia all'EPO ricombinante, farà ricorso al Tas di Losanna e, secondo il suo avvocato, chiederà di anticipare la data di udienza per permettere a Di Luca di tornare a correre già quest'anno.
Da parte sua, Di Luca ha dichiarato che "non finisce qui, c'è ancora da lottare e io vado avanti. Adesso faremo ricorso al Tas. Per adesso abbiamo solo il dispositivo. Ora aspettiamo le motivazioni. Posso solo ribadire che io non ho assunto alcuna sostanza e che non mi aspettavo questa squalifica. Resto ottimista e confido molto nel Tas. Comunque vada, anche se dovessero confermare i due anni, io non lascerò il ciclismo. Ma sono sicuro di tornare prima dei due anni".
fonte: coni.it, gazzetta.it
Etichette:
antidoping,
coni,
danilo di luca,
doping,
epo,
giro d'italia,
losanna,
tas,
tribunale nazionale antidoping,
UCI
venerdì 15 gennaio 2010
Processo a Valverde, la sentenza prevista per marzo
L'affaire Valverde entra nel vivo. Le udienze sono terminate e il Tas emetterà il proprio verdetto tra una trentina di giorni.
Nella seconda giornata di udienza, è stato ascoltato proprio Valverde, che ha negato di conoscere Fuentes e di non avere un cane chiamato Piti (il nome presente sulle sacche era Valv-Piti). Il testimone principale dell'accusa, l'ex corridore e compagno di squadra di Valverde alla Kelme Jesus Manzano, ha confermato le sue confessioni dicendo che il doping era un sistema di vita per quel gruppo di corridori al quale lui apparteneva.
Ma la giornata più interessante è stata quella di ieri, l'ultima, soprattutto l'intervento di un esperto del Coni che ha spiegato, a domanda del Tas, che la Guardia Civil, quando arrestò Fuentes, trovò nella perquisizione una targhetta dell'hotel Silken con annotazioni di alcuni atleti, tra i quali compariva il nome di Valverde. Questa informazione era già stata acquisita dalle autorità italiane per il caso Basso, consegnate dal giudice spagnolo Serrano.
Valverde, che tramite i suoi legali ha contestato i passaggi delle sacche di sangue e dei test per mano delle autorità italiane, ha proposto un nuovo test del DNA per evitare possibili errori nella procedura del CONI. D'accordo con Valverde l'UCI e la Wada, mentre il CONI è contrario a un test da effettuare fuori dall'Italia.
Questi sono i fatti, le notizie come arrivano dagli organi di stampa. Un giudizio personale: l'intera vicenda sull'Operacion Puerto è strana, sporca e in qualche modo paradossale. Qualcuno ha pagato (pochi), qualcun'altro no (e soprattutto fuori dal ciclismo), ma sicuramente quello che non sapremo mai, se non tra qualche decennio, è la verità. Chi era Fuentes, cosa faceva, come lo faceva? C'era solo Fuentes? Perchè non si è voluto indagare oltre? Perchè, la cosa che mi lascia ancora più basito, non si è fatto e non si fa niente per unificare a livello mondiale le leggi sul doping? E, ultima ma non ultima, perchè il movimento sportivo spagnolo l'ha passata liscia? Chi erano gli altri nomi presenti in quella lista, che probabilmente sono il motivo principale dell'insabbiamento di tutta la vicenda?
Nella seconda giornata di udienza, è stato ascoltato proprio Valverde, che ha negato di conoscere Fuentes e di non avere un cane chiamato Piti (il nome presente sulle sacche era Valv-Piti). Il testimone principale dell'accusa, l'ex corridore e compagno di squadra di Valverde alla Kelme Jesus Manzano, ha confermato le sue confessioni dicendo che il doping era un sistema di vita per quel gruppo di corridori al quale lui apparteneva.
Ma la giornata più interessante è stata quella di ieri, l'ultima, soprattutto l'intervento di un esperto del Coni che ha spiegato, a domanda del Tas, che la Guardia Civil, quando arrestò Fuentes, trovò nella perquisizione una targhetta dell'hotel Silken con annotazioni di alcuni atleti, tra i quali compariva il nome di Valverde. Questa informazione era già stata acquisita dalle autorità italiane per il caso Basso, consegnate dal giudice spagnolo Serrano.
Valverde, che tramite i suoi legali ha contestato i passaggi delle sacche di sangue e dei test per mano delle autorità italiane, ha proposto un nuovo test del DNA per evitare possibili errori nella procedura del CONI. D'accordo con Valverde l'UCI e la Wada, mentre il CONI è contrario a un test da effettuare fuori dall'Italia.
Questi sono i fatti, le notizie come arrivano dagli organi di stampa. Un giudizio personale: l'intera vicenda sull'Operacion Puerto è strana, sporca e in qualche modo paradossale. Qualcuno ha pagato (pochi), qualcun'altro no (e soprattutto fuori dal ciclismo), ma sicuramente quello che non sapremo mai, se non tra qualche decennio, è la verità. Chi era Fuentes, cosa faceva, come lo faceva? C'era solo Fuentes? Perchè non si è voluto indagare oltre? Perchè, la cosa che mi lascia ancora più basito, non si è fatto e non si fa niente per unificare a livello mondiale le leggi sul doping? E, ultima ma non ultima, perchè il movimento sportivo spagnolo l'ha passata liscia? Chi erano gli altri nomi presenti in quella lista, che probabilmente sono il motivo principale dell'insabbiamento di tutta la vicenda?
martedì 12 gennaio 2010
Doping. Primo giorno di udienza al TAS su Valverde
Si è svolta oggi, 12 gennaio, la prima giornata di udienza al Tas di Losanna per l'appello di Alejandro Valverde contro la squalifica di due anni che il Tna (Tribunale nazionale antidoping) del Coni gli ha inflitto. La richiesta è quella di estendere la squalifica a tutto il mondo e non soltanto al territorio nazionale italiano mentre la difesa vuole la cancellazione della squalifica.
La prima vera notizia che proviene dall'udienza è che il Tas ha stabilito che la squalifica è per l'Italia e quindi si applicano e si giudica con leggi e regolamenti italiani, quindi la sentenza del Tna è legittima. Quindi, la decisione sull'estensione della squalifica non sarà del Tas ma autonoma per UCI e WADA.
Ricordiamo che il deferimento e la successiva squalifica da parte del CONI si basano su un controllo di sangue a cui è stato sottoposto Valverde in una tappa del Tour de France del 2008 che sconfinava in Italia e successivamente, confrontando il sangue prelevato con quello delle sacche sequestrate al dottor Fuentes durante l'Operacion Puerto, si è stabilito che il DNA fosse lo stesso. In merito a questo, Ettore Torri si è anche lamentato per il comportamento del giudice Serrano che avrebbe trasmesso tutto il materiale riguardante, all'epoca, Ivan Basso e Michele Scarponi, ma niente su Valverde.
Oggi sono stati ascoltati i primi testimoni per la difesa e gli autori materiali del prelievo e trasporto delle sacche di sangue in Italia, per conto della Procura della Repubblica.
Domani si riprende l'udienza, la sentenza è attesa per giovedi.
fonte: gazzetta.it
La prima vera notizia che proviene dall'udienza è che il Tas ha stabilito che la squalifica è per l'Italia e quindi si applicano e si giudica con leggi e regolamenti italiani, quindi la sentenza del Tna è legittima. Quindi, la decisione sull'estensione della squalifica non sarà del Tas ma autonoma per UCI e WADA.
Ricordiamo che il deferimento e la successiva squalifica da parte del CONI si basano su un controllo di sangue a cui è stato sottoposto Valverde in una tappa del Tour de France del 2008 che sconfinava in Italia e successivamente, confrontando il sangue prelevato con quello delle sacche sequestrate al dottor Fuentes durante l'Operacion Puerto, si è stabilito che il DNA fosse lo stesso. In merito a questo, Ettore Torri si è anche lamentato per il comportamento del giudice Serrano che avrebbe trasmesso tutto il materiale riguardante, all'epoca, Ivan Basso e Michele Scarponi, ma niente su Valverde.
Oggi sono stati ascoltati i primi testimoni per la difesa e gli autori materiali del prelievo e trasporto delle sacche di sangue in Italia, per conto della Procura della Repubblica.
Domani si riprende l'udienza, la sentenza è attesa per giovedi.
fonte: gazzetta.it
Etichette:
alejandro valverde,
antidoping,
coni,
doping,
ettore torri,
losanna,
operacion puerto,
tas,
UCI,
wada
venerdì 25 dicembre 2009
Doping. Affaire Astana al Tour 2009. Le verità di Rebellin. Il ritorno di Moreni al ciclismo
Ho aspettato proprio oggi per parlare di doping. Si, esattamente a Natale, giorno in cui nessuno ha voglia di sentire qualcosa di sgradito o di sgradevole. Ma siccome questa piaga è presente e ancora diffusa nel nostro ciclismo, checché ne dicano gli addetti ai lavori che siamo così vicini ad aver risolto il problema alla radice. Non scherziamo. Non dico che sia impossibile farlo, ma sicuramente non così. Ma niente disfattismi, mi voglio limitare alla pura e semplice cronaca dei fatti successi in neanche una settimana.
L'Astana sotto inchiesta per trasfusioni illegali
Se ne era parlato qualche tempo fa di un'inchiesta, aperta da un pubblico ministero di Parigi, sul sospetto di qualche violazione in materia di doping dell'Astana. Ed è notizia di ieri che, secondo il quotidiano Le Monde, l'ufficio centrale contro i danni ambientali e la pubblica salute (OCLAESP) ha focalizzato la sua inchiesta sull'Astana non avendo trovato prove a carico degli altri team.
L'inchiesta, partita in ottobre, si basa sul ritrovamento di materiale usato per delle trasfusioni che sono vietate dal regolamento antidoping.
Sempre secondo Le Monde, le analisi sui rifiuti medici hanno rivelato la presenza di polipeptidi e medicine anti-ipertensione. L'analisi del DNA sul materiale ritrovato ha rivelato la presenza di sette diverse impronte di DNA, ma non è stato fatto nessun collegamento al DNA di alcun corridore.
La verità di Davide Rebellin sulla sua positività
Davide Rebellin, pluridecorato corridore italiano, tra due mesi verrà giudicato dal Tas di Losanna, il tribunale arbitrale sportivo, per la sua positività al CERA durante le Olimpiadi di Pechino, dove aveva vinto l'argento nella prova in linea.
E, in un'intervista alla Gazzetta, ha voluto parlare di questa faccenda, dopo quasi 8 mesi dall'annuncio della positività.
Nell'intervista, Rebellin dichiara di non aver mai preso il CERA, e che qualcosa di strano è accaduto durante questa vicenda. Nel verbale del Cio consegnato durante l'istruttoria, i campioni del suo sangue risultano prelevati in data imprecisata e solo il 17 novembre viene indicata come data il 5 agosto, mentre tutti pensavano che la data incriminata fosse il 9, terzo controllo dopo quello dell'8 agosto. Un'altra anomalia evidenziata dal corridore è il fatto che vengono attribuiti a lui sette campioni ma i controlli sono stati solo 3.
Le altre anomalie evidenziate da Rebellin sono la mancanza di alcuni documenti relativi ai campioni, chi li abbia aperti e richiusi ma soprattutto che il metodo anti-Cera non era ancora stato validato dalla Wada e poteva portare a falsi positivi e l'accreditamento del laboratorio di Parigi per questo metodo è posteriore ai suoi test.
Christian Moreni vuole tornare a correre
Il corridore italiano Christian Moreni ha parlato sul suo desiderio di ritornare a correre, dopo aver pagato per i suoi errori e nonostante l'aria di indifferenza che si respira sul suo ritorno.
Moreni è stato squalificato dal Tour de France 2007 dopo una positività al testosterone, ammessa dallo stesso corridore. Sospeso per due anni, ha pagato un anno di stipendio per aver firmato un accordo per poter partecipare al Tour. A Luglio di quest'anno la squalifica è scaduta e, nel mese di Ottobre, si è accordato con l'UCI per pagare quanto dovuto. L'unico corridore di quelli squalificati al Tour di quell'anno ad aver accettato squalifica e risarcimento senza fiatare.
Ora, vorrebbe tornare a correre, ma a 37 anni e con la reputazione non immacolata, è difficile che qualcuno gli dia un'altra possibilità.
"Quelli che hanno osato più di me con il doping stanno correndo e con molti più onoro. Evidentemente c'è molta ipocrisia. Ho sbagliato, ho pagato con la squalifica e mettendo mano al portafoglio. Vorrei soltanto avere un'altra possibilità di dare qualcosa ancora al ciclismo e ritirarmi." ha dichiarato Moreni.
Tre casi molto diversi tra loro, ma con lo stesso fattor comune: il senso di torbido e di marcio che si respira. La lotta al doping è un affare molto duro, delicato e importante, e andrebbe affrontato con competenza e passione. Ma quello che traspare è che si getta l'amo e si aspetti che il pesce abbocchi, di qualsiasi tipo sia, colpevole o innocente, e lasciando tranquilli tutti gli altri.
La speranza è di avere, prima o poi, un fronte comune per la lotta al doping, unito e forte, nel rispetto degli atleti prima di tutto, e degli spettatori.
Utopia? Credo proprio di si.
fonti: cyclingnews.com, gazzetta.it
L'Astana sotto inchiesta per trasfusioni illegali
Se ne era parlato qualche tempo fa di un'inchiesta, aperta da un pubblico ministero di Parigi, sul sospetto di qualche violazione in materia di doping dell'Astana. Ed è notizia di ieri che, secondo il quotidiano Le Monde, l'ufficio centrale contro i danni ambientali e la pubblica salute (OCLAESP) ha focalizzato la sua inchiesta sull'Astana non avendo trovato prove a carico degli altri team.
L'inchiesta, partita in ottobre, si basa sul ritrovamento di materiale usato per delle trasfusioni che sono vietate dal regolamento antidoping.
Sempre secondo Le Monde, le analisi sui rifiuti medici hanno rivelato la presenza di polipeptidi e medicine anti-ipertensione. L'analisi del DNA sul materiale ritrovato ha rivelato la presenza di sette diverse impronte di DNA, ma non è stato fatto nessun collegamento al DNA di alcun corridore.
La verità di Davide Rebellin sulla sua positività
Davide Rebellin, pluridecorato corridore italiano, tra due mesi verrà giudicato dal Tas di Losanna, il tribunale arbitrale sportivo, per la sua positività al CERA durante le Olimpiadi di Pechino, dove aveva vinto l'argento nella prova in linea.
E, in un'intervista alla Gazzetta, ha voluto parlare di questa faccenda, dopo quasi 8 mesi dall'annuncio della positività.
Nell'intervista, Rebellin dichiara di non aver mai preso il CERA, e che qualcosa di strano è accaduto durante questa vicenda. Nel verbale del Cio consegnato durante l'istruttoria, i campioni del suo sangue risultano prelevati in data imprecisata e solo il 17 novembre viene indicata come data il 5 agosto, mentre tutti pensavano che la data incriminata fosse il 9, terzo controllo dopo quello dell'8 agosto. Un'altra anomalia evidenziata dal corridore è il fatto che vengono attribuiti a lui sette campioni ma i controlli sono stati solo 3.
Le altre anomalie evidenziate da Rebellin sono la mancanza di alcuni documenti relativi ai campioni, chi li abbia aperti e richiusi ma soprattutto che il metodo anti-Cera non era ancora stato validato dalla Wada e poteva portare a falsi positivi e l'accreditamento del laboratorio di Parigi per questo metodo è posteriore ai suoi test.
Christian Moreni vuole tornare a correre
Il corridore italiano Christian Moreni ha parlato sul suo desiderio di ritornare a correre, dopo aver pagato per i suoi errori e nonostante l'aria di indifferenza che si respira sul suo ritorno.
Moreni è stato squalificato dal Tour de France 2007 dopo una positività al testosterone, ammessa dallo stesso corridore. Sospeso per due anni, ha pagato un anno di stipendio per aver firmato un accordo per poter partecipare al Tour. A Luglio di quest'anno la squalifica è scaduta e, nel mese di Ottobre, si è accordato con l'UCI per pagare quanto dovuto. L'unico corridore di quelli squalificati al Tour di quell'anno ad aver accettato squalifica e risarcimento senza fiatare.
Ora, vorrebbe tornare a correre, ma a 37 anni e con la reputazione non immacolata, è difficile che qualcuno gli dia un'altra possibilità.
"Quelli che hanno osato più di me con il doping stanno correndo e con molti più onoro. Evidentemente c'è molta ipocrisia. Ho sbagliato, ho pagato con la squalifica e mettendo mano al portafoglio. Vorrei soltanto avere un'altra possibilità di dare qualcosa ancora al ciclismo e ritirarmi." ha dichiarato Moreni.
Tre casi molto diversi tra loro, ma con lo stesso fattor comune: il senso di torbido e di marcio che si respira. La lotta al doping è un affare molto duro, delicato e importante, e andrebbe affrontato con competenza e passione. Ma quello che traspare è che si getta l'amo e si aspetti che il pesce abbocchi, di qualsiasi tipo sia, colpevole o innocente, e lasciando tranquilli tutti gli altri.
La speranza è di avere, prima o poi, un fronte comune per la lotta al doping, unito e forte, nel rispetto degli atleti prima di tutto, e degli spettatori.
Utopia? Credo proprio di si.
fonti: cyclingnews.com, gazzetta.it
Etichette:
affaire astana,
antidoping,
astana,
christian moreni,
davide rebellin,
doping,
epo,
olimpiadi,
tas,
UCI
lunedì 23 novembre 2009
Doping. Da Ros squalificato per 20 anni
Il TAS (Tribunale Nazionale Antidoping) del CONI ha squalificato per 20 anni Gianni Da Ros, giovane ciclista italiano arrestato a marzo in merito a un'inchiesta su un traffico di sostanze dopanti nelle palestre. La sanzione, quindi, scadrà il 22 novembre 2029, ed è una delle più alte mai inflitte dal tribunale.
Da Ros era stato arrestato dai Nas a Padova in seguito a un'inchiesta iniziata a fine 2007 sul traffico di prodotti dopanti nelle palestre. Un servizio del programma "Le Iene" su Italia 1, messo in onda il 7 marzo scorso, aveva svelato al grande pubblico questo sistema: un inviato aveva acquistato per un totale di 700 euro vari prodotti dopanti. Secondo l'accusa, Da Ros non solo si sarebbe dopato lontano dalle corse per non incappare nei controlli ma avrebbe venduto le sostanze anche a degli atleti dilettanti. Al momento dell'arresto, Da Ros era sotto contratto con la squadra italiana Liquigas che subito ha preso le distanze dall'atleta tramite un comunicato congiunto con la Federazione.
fonte: gazzetta.it
Da Ros era stato arrestato dai Nas a Padova in seguito a un'inchiesta iniziata a fine 2007 sul traffico di prodotti dopanti nelle palestre. Un servizio del programma "Le Iene" su Italia 1, messo in onda il 7 marzo scorso, aveva svelato al grande pubblico questo sistema: un inviato aveva acquistato per un totale di 700 euro vari prodotti dopanti. Secondo l'accusa, Da Ros non solo si sarebbe dopato lontano dalle corse per non incappare nei controlli ma avrebbe venduto le sostanze anche a degli atleti dilettanti. Al momento dell'arresto, Da Ros era sotto contratto con la squadra italiana Liquigas che subito ha preso le distanze dall'atleta tramite un comunicato congiunto con la Federazione.
fonte: gazzetta.it
Etichette:
coni,
doping,
gianni da ros,
le iene,
liquigas,
squalifica,
tas
giovedì 12 novembre 2009
Doping. Il TAS squalifica Matteo Priamo per 4 anni.
Il Tribunale arbitrale dello sport (TAS) ha squalificato Matteo Priamo per 4 anni, come richiesto dalla procura antidoping del Coni. La squalifica di Priamo decorre dal 27 febbraio 2009 fino al 26 febbraio 2013.
Il corridore, coinvolto nello scandalo doping di Emanuele Sella, e indicato da quest'ultimo come fornitore del CERA allo scalatore della CSF-Navigare, era stato assolto dal Tribunale Nazionale Antidoping in quanto le prove a carico non avevano raggiunto il grado di probabilità elevata, quindi il fatto non era stato compiuto.
Priamo, nel Giro 2008 "magico" di Sella, vinse la sesta tappa da Potenza a Peschici. In seguito alle accuse di Sella, Priamo è rimasto senza squadra nel 2009, mentre l'ex compagno di squadra ha già ricominciato a correre e a vincere con la CarmioOro A-Style.
Il corridore, coinvolto nello scandalo doping di Emanuele Sella, e indicato da quest'ultimo come fornitore del CERA allo scalatore della CSF-Navigare, era stato assolto dal Tribunale Nazionale Antidoping in quanto le prove a carico non avevano raggiunto il grado di probabilità elevata, quindi il fatto non era stato compiuto.
Priamo, nel Giro 2008 "magico" di Sella, vinse la sesta tappa da Potenza a Peschici. In seguito alle accuse di Sella, Priamo è rimasto senza squadra nel 2009, mentre l'ex compagno di squadra ha già ricominciato a correre e a vincere con la CarmioOro A-Style.
giovedì 22 ottobre 2009
Riccardo Riccò, squalifica ridotta a 20 mesi. Potrà rientrare a Marzo per la Sanremo.
L'UCI, riconoscendo la collaborazione di Riccardo Riccò nelle indagini, ha confermato che la squalifica del corridore è di 20 mesi, come deciso dal Tas. Riccò avrà l'opportunità di tornare alle gare il 18 marzo 2010, esattamente 2 giorni prima della Milano - Sanremo, alla quale potrà partecipare se la sua squadra, la Ceramica Flaminia, verrà invitata. Ma ancora più importante è che il corridore modenese può allenarsi anche in ottica Giro d'Italia, che inizierà l'8 maggio.
Riccò, trovato positivo al CERA durante il Tour de France 2008, è stato squalificato due anni dal Tribunale Nazionale Antidoping del Coni. Successivamente, è ricorso in appello al TAS di Losanna per chiedere uno sconto alla squalifica, chiedendo il riconoscimento della sua collaborazione. Il Tas ha riconosciuto la collaborazione di Riccò e ha ridotto la squalifica a 20 mesi. Successivamente, l'agenzia francese di lotta al doping ha squalificato il corridore per due anni da ogni competizione sul suolo francese, contraddicendo la squalifica del Tas, che è inappellabile.
Per ovviare a questo inconveniente, l'UCI e i legali di Riccò si sono incontrati e hanno deciso ieri che la decisione del Tas fosse quella più pertinente.
Come risultato di tutto ciò, potremmo vedere Riccò correre sulle strade del Giro d'Italia. Come lo accoglieranno i tifosi? E che corridore sarà? Un motivo di interesse in più per un Giro che si preannuncia già scoppiettante.
fonte: gazzetta.it
Riccò, trovato positivo al CERA durante il Tour de France 2008, è stato squalificato due anni dal Tribunale Nazionale Antidoping del Coni. Successivamente, è ricorso in appello al TAS di Losanna per chiedere uno sconto alla squalifica, chiedendo il riconoscimento della sua collaborazione. Il Tas ha riconosciuto la collaborazione di Riccò e ha ridotto la squalifica a 20 mesi. Successivamente, l'agenzia francese di lotta al doping ha squalificato il corridore per due anni da ogni competizione sul suolo francese, contraddicendo la squalifica del Tas, che è inappellabile.
Per ovviare a questo inconveniente, l'UCI e i legali di Riccò si sono incontrati e hanno deciso ieri che la decisione del Tas fosse quella più pertinente.
Come risultato di tutto ciò, potremmo vedere Riccò correre sulle strade del Giro d'Italia. Come lo accoglieranno i tifosi? E che corridore sarà? Un motivo di interesse in più per un Giro che si preannuncia già scoppiettante.
fonte: gazzetta.it
venerdì 16 ottobre 2009
Operacion Puerto. Valverde giudicato il 16 novembre dal TAS, Lissavetzky fiducioso per l'innocenza
Il 16 novembre, il TAS di Losanna discuterà del provvedimento che la procura del CONI ha inflitto al corridore Alejandro Valverde, recente vincitore della Vuelta Espana, in base agli atti e alle prove raccolte in merito all'Operacion Puerto.
Valverde è squalificato per 2 anni da ogni competizione sul suolo italiano e proprio per questo non ha potuto partecipare al Tour de France perchè la corsa sconfinava di qualche chilometro in Italia.
Puntuali sono arrivate le dichiarazioni del segretario di Stato per lo Sport, Jaime Lissavetzky, che spera che il TAS dimostri definitivamente l'innocenza di Valverde.
"Aspettiamo il verdetto del tribunale" ha dichiarato, "e rimaniamo al fianco di Valverde e di ogni sportivo spagnolo che abbia qualsiasi tipo di problema. La sentenza del CONI non è logica, perchè si riferisce solo al territorio italiano. Riguardo alla famosa lista di nomi dell'Operacion Puerto, Valverde non figurava tra essi. Il Consiglio Superiore dello Sport sta già facendo un ottimo lavoro contro il doping, per far vincere la chiarezza sulle ombre"
Valverde è squalificato per 2 anni da ogni competizione sul suolo italiano e proprio per questo non ha potuto partecipare al Tour de France perchè la corsa sconfinava di qualche chilometro in Italia.
Puntuali sono arrivate le dichiarazioni del segretario di Stato per lo Sport, Jaime Lissavetzky, che spera che il TAS dimostri definitivamente l'innocenza di Valverde.
"Aspettiamo il verdetto del tribunale" ha dichiarato, "e rimaniamo al fianco di Valverde e di ogni sportivo spagnolo che abbia qualsiasi tipo di problema. La sentenza del CONI non è logica, perchè si riferisce solo al territorio italiano. Riguardo alla famosa lista di nomi dell'Operacion Puerto, Valverde non figurava tra essi. Il Consiglio Superiore dello Sport sta già facendo un ottimo lavoro contro il doping, per far vincere la chiarezza sulle ombre"
Iscriviti a:
Post (Atom)