sabato 9 giugno 2012
Giro del Delfinato 2012, Vichot finalizza la fuga nella 5° tappa. Contador firma per la Saxo Bank fino al 2015
venerdì 8 giugno 2012
Giro del Delfinato 2012, Wiggins stravince la cronometro. Italia d'oro nella staffetta agli Europei di MTB
La nuova classifica recita 1° Wiggins, 2° Martin a 38s, 3° Rogers a 1m20s, 4° Sylvain Chavanel (OPQS) a 1m38s e 5° Evans a 1m44s.
A detta di tutti, questa lunga cronometro era la prova generale della cronometro di 52 km del prossimo Tour de France, decisiva per la classifica finale. Chi ne esce bene, benissimo, è ovviamente Wiggins: il britannico ha dominato la prova lasciandosi alle spalle anche un grande specialista come Tony Martin e distanziando di parecchio tutti i pretendenti alla vittoria del Delfinato e del Tour. Se poi pensiamo che il britannico non sia scarso in montagna e che al Tour porterà una squadra di livello su tutti i terreni, probabilmente abbiamo trovato il favorito numero 1 (e forse anche il numero 2!) al Tour.
Bypassando la prova di Martin e Rogers, uomini che possono fare classifica ma che difficilmente possono impensierire i migliori per il podio, il primo uomo di classifica è Evans. L’australiano partirà con il pesante fardello di attaccare in montagna perché a cronometro va forte ma Wiggins va più di lui, potrà trovare molti alleati lungo la strada ma alla fine sarà lui e la sua squadra a doversi far carico del ruolo di anti-Sky.
Positiva la prova di Van den Broeck e Brajkovic, uomini da top-10, mentre non sono molto incoraggianti i risultati di Nibali e Menchov: i 2 hanno preso più di 3 minuti da Wiggins e dovranno staccare sia lui che Evans in salita, e di molto. Katusha e Liquigas avranno un roster di primo livello ma difficilmente saranno al livello di Sky e BMC.
Per il resto, bella la prova di Cobo (47° a 4m27s) mentre ha deluso un po’ di più Voeckler, arrivato a 6 minuti, sicuramente non in forma come l’anno scorso. Poco più indietro Samuel Sanchez, 112° a 7m26s, infortunato e con un grosso punto di domanda sulla sua forma al Tour. Male, malissimo, Andy Schleck: il lussemburghese non sta bene, è vero, però la sua totale mancanza di impegno indispettisce la squadra e i tifosi. Restano un grosso dubbio le sue abilità di cronoman e visto il percorso di quest’anno del Tour dovrà essere in forma super per staccare tutti in salita. Perché non ha fatto il Giro? Perché ostinarsi a fare il Tour che non potrà mai vincere? Mi fa rabbia vedere un talento del genere non esprimersi a grandi livelli e incapace di farsi valere in corse diverse da Tour e Liegi. Teniamocelo così e vedremo cosa si inventeranno i fratellini Schleck al prossimo Tour. Probabilmente poco.
La corsa si svolge su quattro frazioni alle quali devono prendere parte 3 uomini (Elite, Under 23 e Juniores) e 1 donna (Elite), anche se nessuno vieta alle squadre di schierare corridori di categoria minore per le frazioni Elite. L'Italia è partita con l'Elite Michele Casagrande che ha chiuso la sua prova al 3° posto e ha lasciato il testimone allo Juniores Gioele Bertolini, il migliore della sua frazione. Eva Lechner e l'Under Luca Braidot hanno mantenuto la posizione con prove solide andando a vincere l'oro. Per l'Italia, assenze Marco Aurelio Fontana che ha deciso di preparare meglio le Olimpiadi.
giovedì 7 giugno 2012
Giro del Delfinato 2012, Edvald Boasson Hagen vince la 3° tappa. Rebellin sbanca in Slovacchia
mercoledì 6 giugno 2012
Giro del Delfinato 2012, Dani Moreno vince la 2° tappa. Enrico Rossi trionfa in Slovacchia
martedì 5 giugno 2012
Giro del Delfinato 2012, numero di Cadel Evans. Al Giro di Romania vince Kulyk
Giro di Romania - Romania: Volata vincente per Andriy Kulyk nella 4° tappa. Il corridore della nazionale dell'Ucraina ha preceduto allo sprint altri due connazionali dell'ISD Lampre, Maxim Vasilyev e Oleksandr Martynenko. Il greco Ioannis Tamouridis (SP Tableware) resta in testa alla classifica generale sul rumeno Andrei Nechita.
lunedì 4 giugno 2012
Giro del Delfinato 2012, Durbridge batte Wiggins nel prologo. Baliani vince il Tour de Kumano in Giappone
domenica 3 giugno 2012
Trofeo Melinda a Betancur (Acqua & Sapone), al Giro del Lussemburgo vince Poels, Fuglsang in maglia
sabato 2 giugno 2012
Londra 2012. Spagna convoca il meglio per l'Olimpiade. Greipel 2/2 nel Giro di Lussemburgo
Oscar Freire (Katusha), Samuel Sanchez (Euskaltel), Luis Leon Sanchez (Rabobank), Alejandro Valverde e José Rojas (Movistar). Sono questi i convocati per la selezione della Spagna per l'Olimpiade di Londra 2012. Una Spagna a cinque stelle, con un talento e una classe enorme, capace di schierare 5 corridori che in partenza possono essere considerati tra i favoriti.
L'UCI ha ufficializzato le classifiche del World Tour femminile valide per la qualificazione all'Olimpiade e l'Italia, 4° dietro Olanda, Germania e Stati Uniti, potrà schierare quattro atlete nella prova su strada.
venerdì 1 giugno 2012
Giro del Lussemburgo 2012, Greipel vince la 1° tappa. Appollonio 2°
giovedì 31 maggio 2012
Bettini pensa all'Italia per le Olimpiadi di Londra 2012. Engoulvent in Lussemburgo vince il prologo
Il ruolo di Nibali di capitano e probabile partente anche per la prova a cronometro è nell'aria da qualche giorno. La gara olimpica, sulla carta, presenta un circuito pianeggiante con degli strappi molto dolci, adatti anche ai velocisti. La formazione per l’Italia sembra obbligata visto che molti si sono chiamati fuori per prestazioni non all’altezza (Ballan, Modolo, Gasparotto) oppure per un circuito che non li favorisce (Cunego).
Paolini è l’uomo fidato di Bettini ed è capace di rivestire più ruoli, sia come punta che come uomo di fatica che come attaccante. Tutti gli altri saranno al servizio delle logiche di squadre con Viviani pronto per lo sprint, Pozzato e Nibali per gli attacchi da lontano e Trentin, grande sorpresa, adatto a entrambi i ruoli. Il nome che farà discutere è proprio il suo ma il ragazzo dell’OPQS merita fiducia, è veloce, resistente e ha coraggio, potrebbe essere il futuro per l’Italia in alcune tipologie di corse insieme a Favilli, probabile convocato al Mondiale di Valkenburg, e a Ulissi.
Un’Italia all’attacco, senza un velocista di riferimento, che proverà a rendere la corsa dura: un’Italia in perfetto stile Bettini.
La crisi colpisce anche in Croazia. Il team Loborika, attivo negli ultimi anni nelle gare dell’Est Europa, nelle corse minori italiani e con qualche puntatina in Nordafrica, ha annunciato che ha sospeso l’attività per mancanza di fondi e che non sa se verrà mai ripresa.
La squadra croata, ancora a secco di vittorie nel 2012, ha dovuto vendere i pezzi pregiati a inizio anno (su tutti Podgornik e Rogina) e ora ha lasciato a piedi altri importanti corridori per il movimento croato come Danculovic, Kvasina e Hrvoje Miholjevic.
Un vero peccato per una squadra che aveva fatto segnare risultati importanti nell’Europe Tour, vincendo dal 2009 al 2011 il campionato nazionale, alcune importanti gare italiane per Elite e Under 23 e, nel 2010, il Giro del Marocco e una tappa del Tour of Qinghai Lake.
mercoledì 30 maggio 2012
Nibali tra Olimpiadi, Mondiale e una nuova squadra. Andy Schleck vestito di giallo per il Tour 2010
Bettini ha consigliato Nibali sul programma da seguire per il Mondiale, dicendogli di partecipare alla Vuelta senza fare classifica provando a vincere qualche tappa. Secca la risposta della Liquigas che ha specificato che il corridore è stipendiato dal team e che è il team stesso che decide dove farlo correre (e il calendario dice stage in altura e Giro del Colorado negli USA). Altrettanto secca la risposta di Nibali che si lamenta della scarsa considerazione del parere dei corridori al momento di stilare i programmi in Liquigas.
martedì 29 maggio 2012
Giro d'Italia 2012, l'analisi di Parliamo di Ciclismo. Duggan nuovo campione nazionale USA
Il Giro d’Italia 2012 è giunto al termine. Sono già passati quasi 2 giorni dalla premiazione in Piazza Duomo ma le sensazioni, le emozioni e le imprese dei corridori restano ancora sulla nostra pelle. Ho preferito lasciar passare un po’ di tempo prima di scrivere di questo Giro perché a caldo l’influenza di un cambio di maglia proprio all’ultima tappa poteva condizionarmi.
Vado un po’ contro alle tante opinioni lette e sentite in questi giorni: a me, questo Giro, è piaciuto. Non è stato il più bello degli ultimi anni, questo è sicuro, però le sorprese e le imprese non sono mancate, come è sempre stato e sempre sarà nel futuro di questa splendida corsa.
Il tracciato è stato disegnato molto bene, tante tappe per i velocisti, qualcuna che poteva servire da trampolino ai corridori più coraggiosi e tante salite, tutte decisive, con tanti arrivi in salita (ricordo ancora l’aborto del Tour con l’ultima salita a decine di chilometri dal traguardo). Un mix perfetto per una corsa esplosiva eppure qualcosa è andato storto, ma che cosa?
Se in 21 tappe le uniche vittorie di campioni di prima grandezza sono quelle di Cavendish, con i bravissimi Joaquin Rodriguez e Goss (ma non li definirei fenomeni) a ruota, forse qualcosa che non è andato per il verso giusto c’è. Sono mancati i grandi campioni.
Basso, Scarponi, Pozzato, Ballan, Frank Schleck, non erano tantissimi alla partenza, è vero, però hanno toppato tutti. Al loro posto, abbiamo potuto godere delle imprese di (speriamo) futuri campioni come Rabottini, Guardini, Izagirre, De Gendt e molti altri che si sono messi in luce seppur senza vincere.
Lo Star Power serve eccome a una corsa per renderla prestigiosa e spettacolare, è verissimo, però il ciclismo sta cambiando molto velocemente, chi prima era un fenomeno si ritrova l’anno dopo come uno dei tanti mentre ci sono giovani di 20-22 anni che stravincono in lungo e in largo (qualcuno ha detto Sagan?). Il ciclismo è cambiato, bisogna accettarlo e saperlo gustare per quello che è, un grandissimo spettacolo tra atleti che danno il loro meglio, sempre.
La vittoria di Ryder Hesjedal va letta in quest’ottica: il canadese non è un fenomeno, non è mai stato neanche un vincente avendo conquistato pochissime vittorie in carriera (rimanendo a 0 anche al Giro), eppure si è ritrovato al posto giusto nel momento giusto, trovando avversari poco coraggiosi o senza energie proprio mentre stava passando uno dei momenti di forma migliori della sua carriera. Non ha rubato niente il corridore della Garmin Barracuda, anzi, è stato il migliore su tutti i terreni, andando come un treno a cronometro e cercando di vincere anche in salita, quando poteva stare comodamente a ruota degli altri. Una vittoria meritata, per il proprio coraggio e quello della squadra, eccezionale sia nella cronosquadre che nelle tappe di montagna, con un Vandevelde molto solido e il giovane Stetina a scuola di vittorie nei Grandi Giri. Forse è dispiaciuto un po’ anche a lui togliere il successo a Joaquin Rodriguez: lo spagnolo della Katusha ha cercato di dare spettacolo sin dalle prime tappe, ottenendo 2 vittorie parziali. Si è inventato uomo di classifica anche se rimane uno scattista, visto che ha sofferto le salite lunghe ed è riuscito a far male soltanto negli ultimi 2 chilometri delle tappe di montagna. La sua vittoria al Giro avrebbe ancor di più sottolineato la mancanza di campioni in forma per la vittoria finale.
La grande sorpresa della corsa è stata senza dubbio il podio di Thomas De Gendt. Il belga della Vacansoleil, nella penuria di azioni convinte e decisive di questo Giro, ha fatto la cosa più semplice di tutte: ha attaccato nel finale del Mortirolo, è stato aiutato da un compagno fino agli inizi dello Stelvio, poi ha proseguito da solo dando tutto. Con una sola azione, è arrivato 3°. Ha sfruttato anche il fatto di non essere marcato (errore di valutazione degli altri), ora dovrà provare a confermarsi nelle prossime gare a tappe, perché il talento c’è.
E passiamo alle due grandi delusioni della corsa rosa, i due che dovevano spartirsi tutte le tappe di montagna e il 1° e il 2° posto sul podio a Milano: Michele Scarponi e Ivan Basso.
Scarponi aveva una squadra con due stelline al suo fianco come Ulissi e Cunego (oltre al solido Niemec) eppure nessuno dei 3 ha aiutato il capitano in montagna, con Cunego sempre lanciato in fuga per cercare la vittoria parziale o (forse) di vincere lui il Giro. Nella settimana finale non mi è sembrato molto brillante, ha provato un attacco solo nel finale dello Stelvio quando ormai i giochi erano fatti. Ai miei occhi sembra sempre un capolavoro incompiuto, un uomo che ti può assicurare il risultato ma che non ha quello spunto che gli consenta di vincere.
Basso ha deluso molto. A parole sembrava dover spaccare il mondo ma ormai è un corridore in involuzione, non ha un cambio di passo che gli consente di staccare gli avversari, avrebbe bisogno di tante salite e di essere in forma eccezionale per vincere ma probabilmente troverebbe qualcuno più giovane e forte di lui. Ha avuto dalla sua parte una squadra incredibile che ha tirato per tutto il Giro, con una menzione speciale per i 3 alfieri italiani, Capecchi, Caruso e Agnoli. Ora si concentrerà sul Tour dove andrà ad aiutare Nibali, poi ha promesso di riprovarci per almeno un paio d’anni. Può diventare fondamentale per i giovani che adesso sono suoi gregari, aiutandoli a diventare uomini in grado di fare alta classifica.
Il Team Sky ha piazzato al 7° e al 9° posto due giovani virgulti colombiani, Uran ed Henao. Purtroppo, hanno deciso di copiare gli altri standosene a ruota senza attaccare mai ma in salita possono diventare devastanti unendo una discreta capacità a cronometro che può renderli uomini non solo da montagna ma anche da classifica generale.
8° posto per Domenico Pozzovivo, al suo risultato migliore al Giro. Sembra un po’ tardi per vederlo sbocciare e l’opzione di cambiare squadra diventando uno dei tanti in una squadra come l’Astana potrebbe essere vantaggiosa per lui, dandogli la possibilità di correre a livelli più alti per tutto l’anno senza il peso della squadra sulle spalle. La Colnago ha dimostrato la sua propensione alla fuga mettendo in mostra talenti già noti come Pirazzi e nuove promesse come Brambilla che ha ottenuto un piazzamento nei 15 al suo primo Giro provando anche qualche attacco (seppur velleitario).
Non hanno convinto Nieve dell’Euskaltel e Gadret dell’AG2R che dovevano infiammare la corsa in salita e che non hanno ottenuto nessun risultato di spessore, a parte un 3° posto sullo Stelvio per Nieve a quasi 3 minuti da De Gendt. Per un Nieve che non ha convinto del tutto, l'Euskaltel ha trovato un Jon Izagirre Insausti in gran spolvero, vincitore di una tappa e talento sul quale investire molto, sia sulle corse di un giorno che sulle corse a tappe.
Scorrendo verso il basso la classifica si nota il 12° posto di Dario Cataldo, chiamato alla prova decisiva per il suo futuro da corridore di corse a tappe che, purtroppo, sembra fallita, visto che un piazzamento del genere non è incoraggiante. 15° è Kreuziger, il grande sconfitto del Giro perché aveva una grande squadra al suo fianco (Tiralongo ha sognato per qualche tappa il podio, poi si è ricordato di essere un gregario, ma ha comunque vinto una bellissima tappa) e ambizioni da vittoria. Il ceco è ancora giovane ma deve capire come mai ha queste battute a vuoto e se sono superabili. Il fisico c'è, la classe anche, la volontà soprattutto visto che la tappa alpina dopo la cotta Kreuziger l'ha vinta, deve trovare continuità.
In ambito volate, gli unici considerabili promossi sono il campione del mondo Mark Cavendish, semplicemente imbattibile (o quasi), Matthew Goss che ha raggiunto l'obiettivo minimo di una tappa vinta, Andrea Guardini e Roberto Ferrari, eccezionali nel vincere volate battendo il più velocista più forte del mondo e Ventoso, velocista perfetto per finali nervosi. Un commento in più per Guardini che ha dimostrato di avere uno spunto veloce impareggiabile, deve soltanto migliorare la tenuta in salita e la capacità di correre in gruppo nei finali, dopodiché sarà un'arma molto temibile per la sua squadra.
Delusione da parte di Farrar e Hushovd che confermano la loro involuzione nelle volate anche se ci provano sempre, soprattutto l'americano. Non pervenuto, se non per qualche caduta, il duo Rabobank Bos - Renshaw che doveva contrastare il dominio Sky ma che è rimasto schiacciato dal team britannico. Male Modolo e Belletti, soltanto ombre rispetto all'anno scorso, mai nelle prime posizioni, mai vicini a un piazzamento. Male anche Francesco Chicchi, chiamato a confermare i progressi della prima parte di stagione ma forse arrivato troppo scarico. Solo qualche piazzamento per lui, ci si aspettava molto di più. Ha deluso anche l'astro nascente Demare: il francesino è giustificato dall'età e al suo primo giro al primo anno da prof ci sta non capirci molto. Lo rivedremo tra qualche anno, sicuramente, tra i protagonisti assoluti.
Segnali positivi sono arrivati dai giovanissimi Giacomo Nizzolo ed Elia Favilli. Il secondo l'abbiamo già conosciuto nelle classiche del nord e si è riconfermato anche al Giro mentre il primo ha dimostrato grande caparbietà, buttandosi nelle volate e ottenendo buoni risultati nelle cronometro, dopotutto è stato il grande avversario di Guardini da Under.
E in questa carrellata di sensazioni e di giudizi come non citare chi ha reso interessante e vivace questa corsa partendo dalla maglia azzura, da Matteo Rabottini, corridore talmente tenace da non cedere dopo una lunghissima fuga al ritorno di un certo Rodriguez andando a vincere la tappa in volata. Il suo futuro è radioso e i margini di miglioramento sono notevoli. Come ogni anno, l'Androni si è lanciata spesso all'attacco con i suoi uomini, ottenendo il successo con Rubiano e sfiorandolo più volte con De Marchi, mentre Felline non è riuscito a mostrare in pieno il suo talento, penalizzato anche dall'andamento della corsa che non ha premiato chi aspettava gli ultimi chilometri per scattare nelle tappe mosse. Appena sono arrivate le salite, sono cambiati gli interpreti con Serpa, Sella e Jackson Rodriguez all'attacco insieme all'onnipresente De Marchi.
Tra gli altri, mi sono piaciuti molto Herrada e Intxausti della Movistar, corridori ancora molto giovani e con possibilità concrete di far classifica negli anni a venire, e il compagno Amador, attaccante nato con discrete doti sia in salita che nello spunto veloce, molto tifato sulle strade italiane dopo la vittoria a Cervinia.
Un plauso particolare ad Adriano Malori, unica maglia rosa italiana del Giro, a Manuele Boaro, che ha dimostrato di essere qualcosa di più che un cronoman puntando magari alle classiche, a Marco Pinotti, semplicemente straordinario nell'ultima cronometro dove è riuscito a battere corridori ben più giovani di lui, e a Taylor Phinney, talento e grinta da vendere, sfortunatissimo nelle prime tappe dopo aver vestito la maglia rosa ma esemplare nel concludere la corsa.
Frank Schleck, José Rujano, Filippo Pozzato, Alessandro Ballan, Giovanni Visconti e in parte Oscar Gatto: hanno corso il Giro? La delusione più grande arriva da Schleck, arrivato quasi per caso al Giro e uscito di scena per una non meglio specificata slogatura alla spalla. Il mio pensiero è che non avesse tanta voglia di correrlo questo Giro e al primo problema ha mollato, ricongiungendosi subito al fratellino per pianificare una nuova sconfitta al Tour de France. Rujano ha fatto imbestialire anche Gianni Savio per il suo scarso impegno. Ha provato un paio di scatti poco convinti finché si è ritirato per la febbre. Non una grave perdita. Pozzato, Ballan, Visconti e Gatto sono il simbolo di quello che non è successo nelle tappe un po' mosse. Hanno dimostrato ancora una volta di avere la sindrome del vorrei ma non posso, del mi manca sempre qualcosa per vincere. Hanno osato poco (Visconti e Gatto) o nulla (Pozzato e Ballan) e sono usciti dal Giro decisamente senza lode. Puntiamo su di voi per le corse di un giorno e infatti ne vinciamo poche, pochissime.
Tirando le somme, abbiamo visto un Giro combattuto, non dai protagonisti previsti ma da molti outsider. Lo spettacolo non è mancato e le sorprese (soprattutto) neanche. Per il Giro 2013, mi piacerebbe rivedere qualche campione in più alla partenza sperando che possano darsi battaglia lungo le strade d'Italia, inseguendo il sogno di una maglia rosa da vincere. L'ha detto oggi Cavendish in una dichiarazione, il Tour è a suo modo difficile ma il Giro è davvero tremendo.
RISULTATI DEL 28 MAGGIO
Campionato Nazionale In Linea - USA: Timothy Duggan è il nuovo campione nazionale in linea degli Stati Uniti. Il corridore della Liquigas, al primo successo in carriera, ha attaccato il gruppo dei migliori formatosi al termine della Paris Mountain e comprendente Van Garderen, Danielson, Ben Jacques-Maynes e il campione uscente Busche. Il gruppetto inseguitore non è riuscito a organizzare l'inseguimento ed è stato ripreso mentre Duggan si involava verso la vittoria. Alle spalle del corridore della Liquigas si sono piazzati Frank Pipp (Bissell Pro Cycling) e Kiel Reijnen (Team Type 1).
Tour de Gironde - Francia: Successo finale per l'olandese Nick Van der Lijke. Il corridore della Rabobank CT, in testa alla classifica sin dalla 1° tappa grazie a una fuga, ha vinto davanti al compagno di squadra Daan Oliver e al francese Fabien Fraissignes (GSC Blagnac). 4° posto per Reinardt Janse Van Rensburg (MTN), mattatore negli ultimi 2 mesi delle corse di secondo piano al Nord. L'ultima tappa è stata vinta in volata dall'olandese Geert Van der Weijst (Jo Piels) davanti a Silvan Dillier (EKZ) e Janse Van Rensburg (MTN).
lunedì 28 maggio 2012
Ryder Hesjedal vince il Giro d'Italia 2012, 2° Rodriguez, 3° De Gendt. A Pinotti la crono di Milano
2° Joaquim Rodriguez Oliver (Esp - Katusha) a 16 secondi
3° Thomas De Gendt (Bel - Vacansoleil) a 1 minuto 39 secondi
4° Michele Scarponi (Ita - Lampre ISD) a 2m5s
5° Ivan Basso (Ita - Liquigas-Cannondale) a 3m44s
6° Damiano Cunego (Ita - Lampre - ISD) a 4m40s
7° Rigoberto Uran Uran (Col - Sky) a 5m57s
8° Domenico Pozzovivo (Ita - Colnago - CSF Inox) a 6m28s
9° Sergio Luis Henao Montoya (Col - Sky) a 7m50s
10° Mikel Nieve Ituralde (Esp - Euskaltel - Euskadi) a 8m8s
11° John Gadret (Fra - AG2R La Mondiale) a 9m12s
12° Dario Cataldo (Ita - Omega Pharma-Quickstep) a 11m59s
13° Gianluca Brambilla (Ita - Colnago - CSF Inox) a 14m20s
14° Johann Tschopp (Swi - BMC Racing Team) a 14m27s
15° Roman Kreuziger (Cze - Astana) a 19m58s
16° Hubert Dupont (Fra - AG2R La Mondiale) a 20m59s
17° Marzio Bruseghin (Ita - Movistar Team) a 25m39s
18° Sergio Pardilla Bellon (Esp - Movistar Team) a 29m19s
19° Francis De Greef (Bel - Lotto Belisol) a 35m
20° Daniel Moreno Fernandez (Esp - Katusha) a 36m17s
2° Mark Cavendish (Gbr - Sky) 138 punti
3° Ryder Hesjedal (Can - Garmin - Barracuda) 113 punti
4° Michele Scarponi (Ita - Lampre - ISD) 81 punti
5° Domenico Pozzovivo (Ita - Colnago - CSF Inox) 80 punti
2° Stefano Pirazzi (Ita - Colnago - CSF Inox) 44 punti
4° Michal Golas (Pol - Omega Pharma-Quickstep) 34 punti
5° Domenico Pozzovivo (Ita - Colnago - CSF Inox) 26 punti
2° Sergio Luis Henao Montoya (Col - Sky) a 1m53s
3° Gianluca Brambilla (Ita - Colnago - CSF Inox) a 8m23s
4° Diego Ulissi (Ita - Lampre - ISD) a 31m20s
5° Damiano Caruso (Ita - Liquigas-Cannondal) a 43m48s
2° Mark Cavendish (GBr - Sky) 18 punti
3° Olivier Kaisen (Bel - Lotto Belisol) 13 punti
2° Joaquim Rodriguez Oliver (Esp - Katusha) 12 punti
3° Andrey Amador Bakkazakova (CRc - Movistar) 5 punti
4° Roberto Ferrari (Ita - Androni Giocattoli) 5 punti
2° Martijn Keizer (Ned - Vacansoleil) 656 punti
3° Miguel Minguez Ayala (Esp - Euskaltel - Euskadi) 475 punti
2° Matteo Rabottini (Ita - Farnese Vini) 39 punti
3° Joaquim Rodriguez Oliver (Esp - Katusha) 37 punti

2° Movistar 10m53s
3° Sky 37m7s
4° Astana 43m12s
5° Garmin - Barracuda 51m52s
re ha preceduto di 1 minuto e 39 secondi il compagno Oleksandr Martynenko e di 1 minuto e 41 secondi il corridore dell'Astana Continental Nikita Umerbekov. Una bella inizione di fiducia per Popkov, vittima nel 2010 di un grave incidente in corsa che sembrava avergli precluso l'attività agonistica.